Il 1º marzo il capo degli affari umanitari dell’Onu, Mark Lowcock, ha sbloccato 15 milioni di dollari dal Fondo Centrale di Risposta alle Emergenze (Central Emergency Response Fund, CERF) per rafforzare a livello globale tutte le misure prese per contenere la diffusione del virus COVID-19. Dalla sua fondazione, nel 2006, il CERF ha stanziato più di 6 miliardi di dollari in oltre 100 Paesi.

Questa misura è stata annunciata da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha innalzato il rischio dell’epidemia a livello “molto alto”, che nella scala di valutazione è il livello massimo. L’OMS ha fatto sapere che c’è ancora la possibilità di contenere il virus se si riesce ad interrompere la catena di trasmissione.

Per l'ONU occorre agire con risolutezza per arginare i contagi

La somma è stata versata all’OMS e all’UNICEF (il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) e finanzierà attività essenziali quali il monitoraggio della diffusione del virus, lo studio dei casi e il lavoro dei laboratori. Secondo le autorità sanitarie mondiali c’è una finestra temporale di cui approfittare per contenere la diffusione del virus a patto che i vari Paesi adottino misure rigorose per individuare precocemente i casi, isolare e curare i pazienti e tracciare i loro contatti.

Mark Lowcock ha detto che non si hanno ancora le prove che il virus si stia diffondendo ampiamente e che c’è ancora la possibilità di contenerlo. Tuttavia il funzionario ONU rimarca che bisogna agire immediatamente per evitare che il virus metta in pericolo altre vite.

Il fondo messo a disposizione dall’ONU serve ad aiutare i Paesi con un sistema sanitario inefficiente ad aumentare e migliorare le operazioni di individuazione e di risposta e ha il potenziale di salvare le vite di milioni di persone che versano in condizione di fragilità.

Il Fondo per aiutare i Paesi più fragili

Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha infatti dichiarato che una delle loro principali preoccupazioni è la diffusione del virus in Paesi con sistemi sanitari deboli e che la somma messa a disposizione serve proprio a questo: isolare i casi, permettere al personale sanitario di lavorare in sicurezza e curare i pazienti adeguatamente e dignitosamente.

L’UNICEF sta svolgendo una campagna di informazione sulle azioni preventive da adottare, fornendo kit medicali e per l’igiene a scuole e strutture sanitarie e monitorando l’impatto dell’epidemia per sostenere una continuità nell’assistenza, nella scuola e nei servizi sociali. La Direttrice, Henrietta Fore, ha dichiarato che in questo momento cruciale deve essere intrapreso ogni sforzo per respingere la diffusione del virus. E ha ribadito come questi stanziamenti servano a rafforzare quei sistemi sanitari con criticità e a informare bambini, donne incinte e famiglie su come proteggersi.

I numeri del coronavirus in Europa

Il balzo del numero di casi in Italia, nella Repubblica Islamica dell’Iran e nella Corea del Sud ha suscitato forti preoccupazioni.

I casi riscontrati in Bahrain, Iraq, Kuwait e Oman sono riconducibili a contatti con l’Iran, mentre i casi in Algeria, Austria, Croazia, Germania, Spagna e Svizzera sono dovuti agli scambi con l’Italia. Stando agli ultimi dati dell’OMS, aggiornati al 2 marzo, in Europa si contano 2.734 casi confermati e 56 decessi. L’Italia è il terzo Paese al mondo per numero di contagi (2.036) dopo Cina e Corea del Sud e il primo in Europa, seguita da Francia (191) e Germania (157).

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