La Bosnia-Erzegovina ha annunciato il richiamo della maggior parte del personale della propria ambasciata a Belgrado. La decisione, comunicata da Sarajevo l'8 settembre 2026 dal ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković, rappresenta una misura diplomatica significativa volta a ridurre al minimo le relazioni diplomatiche con la Serbia. Questa iniziativa segue una serie di eventi e dichiarazioni che hanno caratterizzato il periodo successivo alla morte e al funerale di Ratko Mladić, figura condannata per crimini di guerra.
L'obiettivo dichiarato dal ministro Konaković è quello di contenere i rapporti diplomatici tra i due Paesi, evitando tuttavia una rottura formale completa, azione che esula dalle sue competenze unilaterali.
Durante una conferenza stampa, Konaković ha specificato che il ministero richiamerà da Belgrado tutti i dipendenti per i quali la revoca non necessita dell'approvazione della Presidenza della Bosnia-Erzegovina. Al contrario, l'ambasciatore e il console manterranno le loro posizioni, poiché la loro nomina e l'eventuale revoca rientrano esclusivamente nella giurisdizione della Presidenza stessa. Di conseguenza, una parte delle attività finora svolte nella capitale serba sarà trasferita e gestita dalle ambasciate bosniache situate a Zagabria e Podgorica.
La riorganizzazione del personale diplomatico
La misura adottata interessa specificamente il personale amministrativo e diplomatico che ricade sotto la diretta giurisdizione del ministero degli Esteri bosniaco, escludendo quindi le figure apicali nominate dalla Presidenza.
Le attività consolari ordinarie, essenziali per i cittadini bosniaci residenti o di passaggio in Serbia, saranno dunque reindirizzate verso le missioni diplomatiche della Bosnia-Erzegovina in Croazia e Montenegro, con riferimento particolare alle sedi di Zagabria e Podgorica. Questa scelta, pur mantenendo formalmente attive le cariche dell'ambasciatore e del console a Belgrado, comporta una significativa riduzione della presenza operativa e delle funzioni dell'ambasciata bosniaca in Serbia.
Il ministro Konaković ha esplicitamente collegato questa decisione alla gestione pubblica in Serbia della morte e del funerale di Mladić, sottolineando un profondo dissenso. Nella sua dichiarazione, ha ribadito la ferma volontà di abbassare i contatti statali al livello più basso possibile.
Ha inoltre chiarito il limite istituzionale della sua azione, affermando in modo perentorio: “Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia. Quello che posso fare è adoperarmi per ridurre al minimo le relazioni”.
Il contesto della risposta diplomatica di Sarajevo
La ferma risposta diplomatica di Sarajevo si inserisce in un contesto segnato dagli onori statali e militari che sono stati tributati a Ratko Mladić a Belgrado. Mladić è una figura storica condannata per crimini di guerra. Tra gli elementi che hanno motivato la decisione bosniaca, figurano anche la glorificazione pubblica della sua figura, considerata inaccettabile dalle autorità di Sarajevo.