Le autorità serbe hanno annullato, il 22 settembre 2026, il provvedimento di espulsione emesso il 4 settembre dello stesso anno nei confronti di Massimo Moratti, cittadino italiano e esperto di lungo corso in diritti umani. La misura revocata includeva anche un divieto d’ingresso nel Paese per un anno. La notizia è giunta da Belgrado e ha riguardato un collaboratore dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT).
Moratti stesso ha anticipato la notizia della revoca, successivamente confermata dall’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa tramite una pubblicazione sul proprio portale.
L’organizzazione ha indicato Moratti come senior research affiliate e corrispondente da Belgrado, sottolineando una collaborazione pluriennale focalizzata sul lavoro sui diritti umani e sulla regione balcanica.
Il provvedimento iniziale e la sospensione
Il provvedimento di espulsione, ora definitivamente revocato, era stato emesso il 4 settembre 2026. In tale data, le autorità serbe avevano disposto l’allontanamento di Moratti dal Paese e gli avevano imposto un divieto di rientro per la durata di un anno. A seguito della diffusione del caso, il 18 settembre 2026 la Serbia aveva già concesso una sospensione della decisione di espulsione per 15 giorni, in attesa della conclusione del procedimento di appello presentato contro la misura.
La vicenda era strettamente collegata al mancato rinnovo del permesso di soggiorno temporaneo di Moratti. La sua richiesta era stata respinta dalle autorità serbe con riferimento a presunti motivi di sicurezza nazionale. Nel testo diffuso dall’Osservatorio, la motivazione specifica era indicata come presunto “unacceptable risk to national security”, senza che venissero forniti ulteriori chiarimenti sulle ragioni di tale decisione. Moratti risiede legalmente in Serbia dal 2022, anno in cui si era trasferito nella capitale, Belgrado.
L'intervento della Commissione europea
Nei giorni precedenti alla revoca del provvedimento, un portavoce della Commissione europea aveva espresso viva preoccupazione per il caso di Moratti, dopo essere stato interpellato direttamente dall’Osservatorio.
La posizione dell’esecutivo europeo si era concentrata sul rifiuto del permesso di soggiorno, sull’ordine di lasciare il Paese e, in particolare, sull’assenza di spiegazioni dettagliate riguardo ai motivi addotti dalle autorità serbe.
La Commissione europea aveva richiamato l’importanza dell’applicazione delle misure legate alla sicurezza nazionale nel rispetto del quadro giuridico serbo e degli standard europei e internazionali in materia di diritti umani, evidenziando il ruolo cruciale della società civile, dei giornalisti e degli operatori dei media in una società democratica.