Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato il 2 novembre 2026 un attacco russo contro l'abitato di Komyshuvakha, nella regione di Zaporizhzhia. I raid, iniziati al mattino con più bombe aeree, hanno causato almeno 18 morti e cinque feriti.

L'attacco ha colpito una scuola utilizzata per attività umanitarie e distribuzione di aiuti. Zelensky ha riferito di ricerche in corso per individuare eventuali dispersi. Le autorità ucraine hanno poi riportato 24 morti nel bombardamento di un centro di aiuti e un rifugio adiacente a Komyshuvakha.

La dinamica dell'attacco

Il presidente ucraino ha descritto una sequenza di bombardamenti aerei: una prima esplosione seguita da un attacco definito "double-tap". Dopo il primo impatto, altre nove bombe sono state sganciate contro il rifugio dove persone avevano cercato riparo. Zelensky ha evidenziato che gli abitanti di Komyshuvakha ricevevano aiuti umanitari in quel luogo.

Dieci bombe guidate hanno colpito l'edificio scolastico, usato per la distribuzione di aiuti, e un rifugio nelle vicinanze. Con il calare della sera, i soccorritori hanno cercato tra le macerie degli edifici crollati con torce. Le autorità locali hanno indicato circa 20 persone disperse.

Contesto e sviluppi

Zelensky ha collegato l'attacco all'operazione umanitaria a Oleshky, suggerendo che i passi successivi avrebbero potuto portare a progressi per la pace.

Le uccisioni a Komyshuvakha, ha affermato il presidente, indicano un segnale opposto dalla Russia, mirante a provocare ulteriori vittime.

Nella stessa giornata, è scaduto un cessate il fuoco limitato nella regione di Kherson, nel Sud dell'Ucraina. L'accordo temporaneo mirava a consentire l'ingresso di missioni di aiuto umanitario e l'evacuazione nelle zone di prima linea in territorio occupato dalla Russia. L'operazione umanitaria resta un elemento centrale.