Quasi 22 mila candidati per 500 posti a tempo determinato nelle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, presso gli istituti e i luoghi della cultura statali. Il concorso indetto dal MiBACT, della durata di dodici mesi e rivolto a giovani laureati da formare, è stato preso d'assalto dalle migliaia di giovani laureati disoccupati e precari che hanno intravisto nelle 5000 euro annue lorde d'indennità prevista, una boccata di ossigeno in una situazione economica stagnante e senza prospettive future.
Il concorso non è partito esattamente col piede giusto.
Infatti, il bando è stato rettificato abbassando i requisiti richiesti per l'ammissione ritenuti - dai quanti non vi erano rientrati - sproporzionati rispetto al ruolo e all'attività che si sarebbero dovuti andare a svolgere. Le polemiche, però, non si sono placate con l'uscita del bando rettificato venendo subito messa in evidenza, dai partecipanti, la carenza di trasparenza nella procedura di ammissione e di selezione dei candidati ritenuti idonei.
Adesso è uscita la graduatoria e le polemiche continuano con più forza di prima e nonostante alcune lamentele siano frutto della rabbia e della frustrazione di chi è rimasto fuori, emergono alcune posizioni critiche meritevoli di considerazione e di valutazione da parte del Ministero.
Dalla graduatoria, ad esempio, sono emersi punteggi esagerati - diversi dei quali superano ampiamente quota mille - e che fanno presupporre che non si abbia a che fare con giovani inesperti da formare, ma, piuttosto, con gente che alle spalle ha anni di esperienza tale da poter probabilmente fare loro stessi i formatori.
In ogni caso i candidati con un punteggio utile pari al quadruplo in ciascuna graduatoria e ambito disciplinare - nell'elenco segnati con una lettera "A" - saranno sottoposti a controlli come previsto nell'ultima circolare ed entro marzo, espletati tali controlli, saranno somministrati i test per l'ulteriore scrematura che definirà chi potrà partecipare al programma.
Oltre al rammarico dell'esclusione, per chi non ce l'ha fatta, resta una sorta di sconforto per la superficialità, la disorganizzazione, l'ingenuità, e per alcuni la malafede, con cui è stato gestito il concorso. Auguriamoci che questa esperienza serva da lezione sia al Ministero che a noi cittadini.