Sono sostanzialmente tre le buone ragioni per cui scegliere di fare causa in un Tribunale Arbitrale piuttosto che in un Tribunale Civile: riduzione dei costi, riduzione dei tempi e competenze specifiche da parte dei giudici. Ebbene sì, facendo ricorso a un Tribunale Arbitrale si ha un una riduzione delle spese legali relative alla controversia, in quanto il Lodo è in base al valore della causa e l'udienza si svolge in modo riservato: questo permette di risparmiare in media circa il 50% rispetto a un normale contenzioso civile.

Inoltre si ha un azzeramento di tutte le lungaggini burocratiche, in quanto il Giudice o il Collegio Arbitrale emette il Lodo entro 180 giorni.

Infine la decisione sarà più approfondita e più accurata al caso di specie grazie alle conoscenze specifiche del Collegio, formato da professionisti (commercialisti, avvocati, ingegneri, medici, architetti, periti assicurativi, amministratori di condominio) di competenza sulla materia da trattare.

Nel 2012, oltre al primato per avere avuto oltre 9 milioni di cause pendenti nei tribunali ordinari, l'Italia ha ottenuto anche il primato di avere estinto più di 130.000 reati per prescrizione. È tra carenze di personale e procedimenti esageratamente lunghi, che nel 2012 nascono organi di aribitrato come il T.A.I (Tribunale Arbitrale Italiano) e il T.A.G.E. che in pochi mesi hanno raggiunto in modo capillare la maggior parte delle province del territorio nazionale con più più di 200 giudici regolarmente iscritti.

L'arbitrato, disciplinato dagli articoli 806-840 del Codice Civile, pur non essendo molto conosciuto dalla cittadinanza italiana e pur essendosi sviluppato molto dopo rispetto ad altri Stati europei, rappresenta una soluzione alternativa e vincolante al pari di qualsiasi decisione emessa dagli organi di giustizia ordinaria. Ecco perché è fondamentale diffonderlo, promuoverlo e sponsorizzarlo.