Crisi a parte il costo del lavoro è in continuo aumento in quasi tutti i Paesi dell'Unione Europea. Questo è quanto registra l'ultima indagine di Eurostat (l'ufficio statistico ufficiale dell'UE), che ha paragonato i costi del lavoro del 2013 a quelli del 2008.

Considerando tutti i settori merceologici, ad eccezione dell'agricoltura e della pubblica amministrazione, il costo orario medio del lavoro nell'UE28 nel 2013 è stato di 23,7 euro, registrando un aumento del 10,2% rispetto al 2008.

Come è facile intuire, però, molti sono i discostamenti da questi valori medi: la Bulgaria è maglia nera con soli 3,7 euro/ora, mentre la nazione che registra un costo orario maggiore è la Svezia con 40,1 euro per un'ora di lavoro.

Dal 2008 ad oggi, le variazioni del costo medio del lavoro sono state altresì molto diverse tra Paese e Paese: +18,9% in Austria, +17% in Slovacchia e +15% in Finlandia. Segno negativo invece per due Paesi che stanno attraversando una pesante crisi economica: la Grecia registra -18,6% e il Portogallo -5,1%. Rispettivamente in questi Paesi il costo orario medio del lavoro nel 2013 è stato di 13,6 euro e 11,6 euro rispettivamente.

Analizzando il quadro secondo specifiche aree merceologiche, anche in questo caso si rilevano profonde differenze: il comparto industriale è quello che paga di più con una media di 24,6 euro per ora di lavoro, seguito dal terzo settore (servizi) con 23,9 euro e dal settore edile (21 euro).

E l'Italia?

Per un'ora di lavoro dei nostri concittadini nel 2013 sono stati pagati in media 28,1 euro, ben 11,4% in più rispetto al 2008. Più costoso il lavoro nell'industria (28 euro/ora) seguito da quello del comparto dei servizi (28,2 euro) e da quello edile (26,5 euro).