La riforma del lavoro preannunciata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, limitata per ora ai contratti di lavoro a tempo determinato ed all'apprendistato è in vigore.

Il 20 marzo scorso, infatti, è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale il decreto legge n. 34, entrato in vigore il giorno successivo.

Le nuove norme cercano di facilitare l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro, semplificando alcune tipologie contrattuali.

I contratti di lavoro a tempo determinato possono avere, a partire dal 20 marzo, una durata massima di trentasei mesi, periodo comprensivo delle eventuali proroghe. Tale durata massima si applica anche ai contratti di somministrazione a tempo determinato, cioè a quei contratti di lavoro stipulati tramite le agenzie per il lavoro.

I datori di lavoro, nell'assumere personale con contratto di lavoro a tempo determinato, non possono superare il limite del 20% dell'organico complessivo, fatta eccezione per le piccole imprese con un numero massimo di cinque dipendenti.

Per queste ultime, infatti, è sempre possibile assumere con contratto a tempo determinato. Altra importante modifica è costituita dal fatto che il contratto, la cui durata deve risultare da atto scritto, non deve più indicare le ragioni di carattere tecnico, produttivo,organizzativo o sostitutivo tali da giustificare il ricorso al rapporto di lavoro a tempo determinato. E' prevista la possibilità di prorogare un contratto per otto volte.

Per quanto riguarda l'apprendistato, si è cercato di semplificare le procedure svincolando tale contratto, che riguarda i giovani di età non superiore ai ventinove anni, da alcuni adempimenti burocratici inutili che infastidivano i datori di lavoro.

Non è più necessario,infatti, la formazione del piano formativo individuale, che costringeva i datori di lavoro a compilare una serie di moduli entro trenta giorni dalla stipula contrattuale.E' stato anche abolita la norma che subordinava l'assunzione di nuovi apprendisti alla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato,nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il cinquanta per cento degli apprendisti già dipendenti dallo stesso datore di lavoro.

Molte critiche al provvedimento sono arrivate dai politici dell'opposizione e da alcuni sindacalisti.Le norme emanate potrebbero, ancora una volta, aumentare la precarietà.

Renzi ha, comunque, promesso che il tema del lavoro sarà l'oggetto di un prossimo disegno di legge, che, dovrebbe essere approvato dal Parlamento entro il prossimo luglio con una legge delega.

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