Sono otto gli emendamenti presentati dal governo relativamente al decreto lavoro esaminato dalla commissione al Senato. Rispetto al testo votato alla Camera, le principali novità riguardano la sanzione per il superamento della quota limite del 20% per i contratti a termine, la riformulazione del regime transitorio per i contratti a termine e nuove disposizioni per quello che riguarda le misure di apprendistato.

Il testo vagliato alla Camera, per chi sforava il 20% di contratti a termine, prevedeva una sanzione pari all'obbligo dell'assunzione a tempo indeterminato.

Dopo le modifiche in Senato la sanzione diventa amministrativa e prevede una multa da calcolarsi in base allo stipendio del ventunesimo contratto a termine (il 20% dello stipendio per tutta la sua durata; il 50% per contratti a termine successivi al ventunesimo). Il limite del 20% non vale per istituti pubblici e privati che operano nella ricerca e per le aziende con meno di cinque dipendenti.

Per quanto riguarda la riformulazione del regime transitorio per i contratti a termine, viene evidenziato il fatto che fino al 31 dicembre, oltre alla nuova norma sul limite del 20%, continueranno a valere anche le regole contenute nei contratti vigenti.

Altra modifica riguarda l'apprendistato. Il testo alla Camera prevedeva che il 20% degli apprendisti fosse stabilizzato per aziende con oltre 30 dipendenti.

Con la modifica in Senato ciò vale solamente per aziende con oltre 50 dipendenti. Inoltre è previsto un utilizzo dell'apprendistato per le attività stagionali.

Accolte quindi le proposte di modifica richieste da Nuovo Centro Destra e Scelta Civica. Grande soddisfazione per il leader di NCD, Angelino Alfano, che attraverso un tweet ha dischiarato: "Ncd soddisfatto perché migliora il testo Camera. Meno Fornero, più Biagi. Senza di noi vincoli e sanzioni".

Per Annamaria Parente, senatrice del PD e vicepresidente della Commissione Lavoro, quello appena discusso è "il testo finale", a cui la maggioranza ha lavorato per il miglioramento di alcune parti senza stravolgere il testo della Camera e al quale non verranno posti altri emendamenti dalla maggioranza.