Prepensionamento sì, prepensionamento no: un 'tira e molla' che ha acceso il dibattito tra forze politiche e sindacati, un dilemma che troverà tra poco la sua risoluzione (almeno questo questo è l'augurio) nella riforma della Pubblica Amministrazione. Fino a qualche settimana fa, il prepensionamento dei dipendenti pubblici veniva dato per certo, secondo le proposte avanzate dal ministro Marianna Madia, ma negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una brusca frenata. Vediamo quale potrà essere la proposta del Governo Renzi.



Governo Renzi, riforma pensioni, a 57 anni con calcolo contributivo? Ipotesi possibile

Attualmente i requisiti per andare in pensione per i dipendenti pubblici richiedono aver compiuto 66 anni (e tre mesi) ma, a quanto pare, la proposta di prepensionamento a tutti coloro a cui mancano due anni per arrivare a tale tetto, non verrà presa in considerazione, salvo ripensamenti dell'ultima ora.

Come mai?

Lo squilibrio di trattamento pensionistico che si sarebbe venuto a creare tra settore pubblico e privato sarebbe stato troppo evidente e, quindi, per evitare malcontenti, il piano dovrebbe essere messo in disparte.

A cosa sta pensando in questo momento il governo Renzi, allora? La proposta che sta sempre più prendendo piede, nelle ultime ore, riguarda una pensione anticipata a 57 anni e con 35 di contributi per i lavoratori dipendenti e a 58 anni per i lavoratori autonomi (sempre con 35 anni di contributi). 



Attenzione però perchè le condizioni saranno particolarmente dure da digerire. Infatti, l’importo della pensione verrà interamente calcolato sulla base del metodo contributivo, cioè secondo i contributi versati e non con il precedente metodo, quello retributivo, in base, cioè, alla cifra risultante dall'ultimo stipendio. 

Morale della favola: in pratica, si andrebbe sì in pensione prima ma con un taglio che in media sarà intorno al 25 - 30% fino a sfiorare addirittura il 45 per cento. Quanto converrà ai futuri pensionati? Secondo voi, si tratta di una proposta accettabile?