Le importazioni di riso dai paesi asiatici, nel primo trimestre 2014, sono aumentate del 754%. Mentre quasi un azienda italiana di produzione del riso, ogni cinque, ha chiuso. Sono circa 8000 gli addetti del settore, che l'azzeramento dei dazi doganali UE rischia di mettere in serio pericolo, con conseguente perdita di posti di lavoro, ma anche con rischi per la sicurezza alimentare dei consumatori. Il made in Italy del riso è sinonimo di qualità e specificità. E' questo il quadro fosco illustrato qualche giorno fa da Roberto Moncalvo, Presidente nazionale di Coldiretti, alla manifestazione di Torino della settimana scorsa, degli indignati risicoltori italiani che vedono sempre più assottigliarsi il loro margine di guadagno.
La coltivazione del riso in Italia, presente in Veneto, Lombardia e nelle paludi del Vercellese e Novarese già dal '400, si trova oggi di fronte a una speculazione senza precedenti, sull'importazione da paesi come la Cambogia e la Birmania. Nel 1870 la produzione di riso italiano era vicina ai 50 milioni di quintali, ottenuti su 232.670 ettari di superficie; nel '900 a Vercelli, iniziano i primi processi di sperimentazione atti a selezionare la qualità migliore possibile e il miglior rendimento produttivo, fino ad arrivare al presente, con una resa concentrata soprattutto nelle provincie di Novara, Pavia e Vercelli di circa 60 quintali per ettaro di superficie, ad una produzione di 13 milioni di quintali l'anno nel solo Piemonte.
Nei campi e nelle risaie non si odono più i canti di amore, di fatica e di nostalgia di casa, entrati nel folclore italiano, delle giovani mondine del secolo scorso, oggi tecnologia e macchine ci propongono quello delle mondine come un mondo del lavoro trapassato. Ma non vorremmo sentire nuovi canti, nuovi lamenti e nuova rabbia da chi vede il proprio lavoro di oggi messo a rischio dagli strani meccanismi dell'economia globale. "Restituiamo il riso al Piemonte", questo lo slogan della manifestazione di Torino, che chiede l'immediata applicazione della clausola di salvaguardia a tutela di consumatori e produttori di cui l'Italia è il primo in Europa.