La situazione del sistema previdenziale resta estremamente delicata e complicata, tanto che il Governo Renzi nelle ultime settimane ha avviato un deciso ed evidente cambio di strategia nella comunicazione pubblica di tutte le misure correlate al tema delle Pensioni. L'idea è certamente quella di calmare le acque e ritrovare la lucidità operativa, dopo che il mese di agosto ha visto accavallarsi annunci di nuove sanatorie e repentini dietrofront (come nel caso dei quota 96 della scuola), nonché scenari di reperimento delle risorse anche molto variegati tra loro: dal contributo di solidarietà ai tagli a carico della collettività generale, fino alla penalizzazione della mensilità erogata.

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D'altra parte, la platea di coloro che con la Riforma Fornero del 2011 sono rimasti bloccati in attesa di una risposta dell'Inps è ancora vasta; non è il caso di aggiungere ulteriori ipotesi a quelle già in circolazione, perlomeno fino a quando non si avranno le idee chiare sulla situazione dei conti pubblici.

Giuliano Poletti interviene sul tema delle pensioni negando la possibilità di un'ampia riforma

Negli scorsi giorni il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha sottolineato il dilemma che si trova ad affrontare il Governo, pressato dalla mancanza di risorse e dalla necessità di rimediare alle storture del sistema pensionistico pubblico.

Purtroppo le sue parole confermano che non ci sarà nessun provvedimento di vasta portata all'interno della prossima legge di stabilità, mentre è più probabile che arrivino nuove salvaguardie a protezione dei soggetti maggiormente disagiati. Riguardo la questione, Poletti ha affermato che: "dobbiamo trovare il modo per far sì che chi perde il lavoro e non può ritrovarlo, abbia almeno un reddito minimo per poter arrivare alla pensione […] Cercheremo di mettere dentro alla legge di stabilità uno strumento per le persone avanti nell'età del lavoro, che non hanno ancora maturato il diritto alla pensione".

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Proprio in queste ore il Senato della Repubblica starebbe discutendo un nuovo dispositivo di legge a difesa di circa 30000 esodati, che potrebbero vedere arrivare nuove risorse di welfare a loro disposizione perlomeno fino al 2016. Nel frattempo si spera che la situazione dell'economia possa cambiare, rendendo attuabile una soluzione definitiva.

Il dilemma dei conti pubblici e la platea degli interessati alla nuova pensione anticipata

È chiaro che il dilemma principale che si trova ad affrontare l'esecutivo è quello della coperta troppo corta per poter risolvere in modo definitivo tutte le storture del sistema.

Ieri sera il Premier Matteo Renzi è intervenuto nella trasmissione televisiva "Porta a porta", spiegando di non voler sentire più parlare di contributo di solidarietà a carico dei pensionati: "Enrico Letta è intervenuto sulle pensioni più alte, io credo che sia un errore che per 100 milioni di euro si susciti il panico tra i pensionati". L'attenzione si sta concentrando ora sulla spending review e sulla possibilità di reperire 20 miliardi di euro attraverso nuovi risparmi sui conti dello Stato; una cifra che potrebbe risultare assolutamente insufficiente per sistemare anche la questione previdenziale, visto che gli esodati non sono gli unici ad avere necessità di un intervento risolutivo.

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Basti ricordare i lavoratori precoci, coloro che hanno iniziato a lavorare presto e che ora vedono alzarsi l'asticella dell'età anagrafica utile al pensionamento; oppure chi ha svolto lavori usuranti e fatica a mantenersi attivo con l'avanzare degli anni. Vi sono poi i lavoratori ATA e gli insegnanti della scuola sotto la denominazione di Quota 96, che avrebbero già maturato il diritto al pensionamento e nonostante ciò restano bloccati sul lavoro. Insomma, è probabile che con la prossima legge di stabilità 2015 in arrivo entro l'autunno l'esecutivo riuscirà a porre rimedio solo ad alcune delle situazioni più disagiate, mentre un intervento su vasta scala è destinato a slittare a tempi migliori.