L'obiettivo è quello di avanzare alcune rivendicazioni ritenute legittime e riguardanti la difesa dei diritti e del futuro, organizzando oltre sessanta cortei in molte città italiane. Il bersaglio della protesta è la precarietà permanente sottintesa dal Jobs Act e dalla Riforma della scuola, due binari paralleli che non sono ben visti dagli studenti italiani. Questi ultimi fanno del 10 ottobre la data in cui scendere in piazza per difendere i loro diritti contro i piani del governo Renzi. La protesta è stata preparata con precisione e cura sui territori, nelle scuole e negli atenei e vi prenderanno parte anche gli operai della Fiom e della Cgil. Ma a chiarire bene le dinamiche di questa protesta sono i rappresentanti degli studenti italiani che vedono davanti a sé un futuro poco roseo, stando alle prospettive prefigurate dalle proposte del governo. Da Link, uno dei sindacati studenteschi, si fa riferimento alle difficoltà che scaturiscono dal dover fare i conti, una volta fuori dalle università, con un mondo privo di qualsiasi tutela, in cui non esistono strumenti di sostegno al reddito, diritti e strumenti minimi di democrazia, un mondo in cui il pubblico, generalmente considerato garante dell'accessibilità e delle tutele, lascia uno spazio eccessivo al privato.
I giovani si sentono privati di prospettive di tutele quando faranno il loro ingresso nel mondo del lavoro, sebbene il governo Renzi abbia promesso una riforma che garantisse diritti a chi oggi non ne ha. Ciò che i giovani non accettano, oltretutto, è la mancanza di dialogo e di confronto da parte del governo. Ciò che accende gli animi, inoltre, è legato alla riduzione dei fondi per il diritto allo studio e della quota di finanziamento pubblico degli atenei. La protesta partirà da Roma, ma si svolgerà anche in altre città italiane coinvolte nella mobilitazione totale della giornata del 10 ottobre, in cui i giovani dimostrano di voler lottare per un futuro migliore, senza perdere la speranza e rassegnarsi ad una sterile inazione.
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