Sulle pagine del Corriere della Sera è stato pubblicato un intervento - nei contenuti ovviamente critico nei confronti della riforma Scuola 2014 - che rilancia la parola d'ordine della slow school, una concezione differente di scuola, dove al centro del processo didattico ci sia veramente l'allievo e la futura persona, e non un contenitore e il futuro lavoratore d'azienda. Si tratta chiaramente di una (bella) utopia, ma è interessante discuterne proprio perché sembra contraddire punto per punto quanto dichiarato e contenuto nella linee guida per la riforma scuola 2014, pensate dal governo Renzi.

In questo articolo racconteremo qualcosa di questa utopia della slow school e analizzeremo alcuni passaggi in relazione con la riforma scuola 2014 targata Renzi.

Riforma scuola 2014: il manifesto della slow school, il libro di Ritscher Penny

Uno dei primi a formulare una proposta concreta in vista della slow school è stato Ritscher Penny, con un interessante libro pubblicato anche in Italia nel 2011. Il fulcro della questione è il seguente: secondo l'autore ci troviamo in un momento di profonda crisi ed emergenza culturale e ancora di più dinanzi a un fenomeno assolutamente nuovo, i bambini sono cambiati. Ma in che senso? Il quadro che lascia l'autore è parecchio forte, ma molto concreto: i bambini di oggi sono agitati e spesso troppo immaturi, non riescono a parlare e spesso preferiscono non farlo proprio, sono sin dall'infanzia ingabbiati in una serie di stereotipi che ne condizionano il pensiero in formazione e il loro desiderio è plasmato più dalle pubblicità che non da una corretta educazione sentimentale.

In questo senso, i bambini di oggi sono sicuramente coccolati, ma soltanto sul piano materiale e cioè sommersi di oggetti, ma la loro crescita non avviene in vista dell'autonomia individuale, essa si sviluppa nella stessa maniera della nostra società materiale. La crisi economica è anche una crisi delle nuove generazioni. Qual è la soluzione?

Secondo l'autore l'istituzione scolastica e qui potremo misurare la distanza con la riforma scuola 2014.

Riforma scuola 2014: slow school, la soluzione è a portata di mano ma non così semplice

La soluzione per l'autore del libro è la scuola, ma una scuola che dovrebbe essere lenta (slow) e non pensata come un fast food, una cultura mordi e fuggi e poi via a cercare lavoro e soprattutto a sperare di trovarlo.

La formazione e la didattica dovrebbero essere cose serie, ma per esserlo ci vuole il tempo: l'insegnante di oggi sta diventando sempre di più un burocrate, deve compilare fogli su fogli, carte su carte, perdendo contatto con la bellezza dell'insegnamento. Si tratta di un vero e proprio sfinimento e così gli allievi diventano dei contenitori dove buttare le informazioni e le verifiche sono affidate al modello Invalsi, test oggettivi che non rispettano l'individualità delle persone (i discenti) ma li riducono a ingranaggi del meccanismo che dalla scuola spinge alle aziende. Ora, sicuramente la slow school è un'utopia, ma intanto potrebbe anche essere presa sul serio in alcune delle sue declinazioni.

E invece, la riforma scuola 2014 riesce a porsi esattamente agli antipodi: l'insegnante deve diventare un dipendente, deve entrare in un sistema di concorrenza con gli altri docenti, deve svolgere sempre più attività burocratiche e sempre meno svolgere la funzione di educatore; gli allievi saranno sempre più valutati con la modalità "Invalsi" e la valutazione, concepita così, investirà tutto il sistema. Infine, con la continuità scuola-lavoro si vuole produrre delle soggettività già pronte ad entrare a-criticamente nel mondo del lavoro.

Forse nelle discussioni per la riforma scuola 2014, dovrebbero rientrare anche queste riflessioni e soprattutto, come insegna la slow school, ragionare con calma e prendersi tutto il tempo necessario.

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