Uno dei punti più caldi del Jobs Act: anche gli insegnanti potranno essere licenziati.  Il provvedimento infatti permetterà il licenziamento anche per i dipendenti pubblici. In base alle dichiarazioni di Ichino, senatore di Scelta Civica, la regola dei licenziamenti facili sarà applicata non solo alle aziende private, ma anche alle Amministrazioni pubbliche, compreso il comparto della Scuola. Respinte le dichiarazioni di Ichino da Poletti, ministro del Welfare, e Marianna Madia, ministro PA. Tra le motivazioni permane l'idea che i docenti siano una "categoria super protetta", che si fa forte grazie a ricorsi, sindacati, lotte e manifestazioni.

Il Governo Renzi però dimentica che gli insegnanti attendono l'applicazione della sentenza della Corte Europea, e che se non saranno assunti con un contratto a tempo indeterminato sarà davvero difficile licenziarli.

Jobs act: anche i prof potranno essere licenziati

Il decreto attuativo del licenziamento anche per i dipendenti pubblici non sembra però trovare accoglimento tra Poletti e Madia, e lo stesso Renzi ha dichiarato che sarà il Parlamento a decidere. Le motivazioni del provvedimento di licenziamento anche per i dipendenti pubblici, comprendendo il personale docente della scuola, trova le sue motivazioni - stando alle dichiarazioni di Ichino - nella stessa forma del contratto a tutele crescenti, applicato anche agli statali, in considerazione che il Jobs act non lo esclude, ipotesi totalmente smentite da Poletti e Madia. Positive invece le dichiarazioni del Premier, il quale vede la possibilità di licenziamento dei dipendenti pubblici nel suo risvolto di riduzione delle tasse e dell'aumento dell'efficienza lavorativa nelle pubbliche amministrazioni; nessun riferimento ai prof, però, per i quali ha già portato avanti un progetto di riforma basato su un giusto equilibrio tra merito e impegno dentro e al di fuori della scuola in cui si presta servizio: peccato per la mancata progressione di carriera e per la perdita del scatti di anzianità, che ancora tardano ad arrivare.



Gli insegnanti, dunque, potranno essere licenziati, alla pari di qualsiasi altro lavoratore, nonostante l'applicazione delle nuove regole sui licenziamenti non abbiano ancora trovato una propria forma definitiva. Il premier Matteo Renzi sostiene che i punti fondamentali del Jobs act siano già presenti nella Riforma e che siano esclusivamente da definire e da firmare. Intanto, in materia di Riforma della scuola, il solo passo in avanti è questo, seppur con la creazione di una pagella, che metterà dei voti ai docenti e che licenzierà i bocciati. Tutto è dunque pronto per il Governo Renzi, dimenticandosi l'assunzione di quei 150mila docenti in GaE o con 36 mesi di servizio effettivo, come disposto dalla Corte europea: ma se non li assume, come farà a licenziarli questi insegnanti? Tra Legge di Stabilità e Jobs act, per il personale della scuola sembra concludersi con un nulla di fatto, che non sembra portare avanti le promesse avanzate con il progetto de La Buona Scuola: si attende ora di conoscere il miglioramento del 2015 tanto promosso da Renzi.