Il tema della previdenza è all'ordine del giorno. Al vaglio del Governo vi sono le proposte giuste per garantire una maggiore flessibilità in uscita a tutti i lavoratori rimasti penalizzati dalla Legge Fornero. Il cantiere sulla previdenza è ancora aperto e l'esecutivo assieme all'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale è ancora a lavoro per analizzare le varie proposte avanzate da vari esponenti politici e sindacati.

Stando a quanto riportato dal sito d'informazione "Pensioni Oggi", l'ipotesi più accreditata è quella contenuta nel disegno di legge promosso dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano e dall'onorevole Pier Paolo Baretta. Il ddl depositato nei giorni scorsi in Commissione, infatti, prevede l'uscita dal mondo lavorativo a partire dai 62 anni di età anagrafica accompagnati dai 35 anni di versamenti contributivi pena una riduzione massima fino alla soglia di 8 punti percentuali.

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Rimane comunque da chiarire che, la proposta andrebbe ad incidere sull'importo indicato negli assegni percepiti dai più anziani visto che, l'idea di Damiano e Baretta riguarda maggiormente le quote retributive. Mentre i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi in una data successiva al 31 dicembre 1995 non andranno incontro a nessun tipo di penalizzazione. Tutto ciò è dovuto al fatto che l'importo dell'assegno previdenziale viene calcolato col sistema contributivo.

Sempre come riportato da "Pensioni Oggi", la proposta targata Damiano-Baretta, prevede un anticipo di quattro anni sull'età pensionabile e nello stesso tempo dà spazio alle nuove generazioni favorendo il cosiddetto ricambio generazionale.

Tale ipotesi, tuttavia, potrebbe comportare costi minori rispetto a quelli previsti, garantendo un maggior risparmio per le casse statali e sarebbe più equa visto che, l'importo dell'assegno pensionistico verrà calcolato sulla base dei contributi versati con il rischio concreto di andare incontro ad una decurtazione maggiore dell'8 %. Le proposte in Parlamento non mancano ma si dovrà attendere la fine di giugno per aprire un nuovo tavolo di confronto sui temi più caldi, tra questi il problema esodati e il reddito minimo.

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