L'intervento di alcuni giorni fa di Imposimato era stato molto chiaro: bisognava cambiare direzione, in quanto molti elementi della riforma scuola 2015 di Renzi-Giannini non avrebbero passato il giudizio di costituzionalità da parte della Corte. Analizzando in profondità la questione, soprattutto sulla chiamata diretta da parte dei presidi vi sarebbe già una sentenza della Corte Costituzionale che aveva bocciato una riforma in tal senso sperimentata in Lombardia nel 2013 sotto la giunta Formigoni.

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La notizia non è di poco conto, ma, secondo i sindacati, l'Italia è un paese dalla memoria corta e, quindi, in sede politica si sta provando nuovamente la stessa strada, sperando in un esito differente. Il premier Renzi ha assicurato, in un intervento a Genova, che la riforma Scuola 2015 si farà e non verrà stravolta, perché è giusto l'ascolto ma non le prese di posizione acritiche da parte di chi si oppone.

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La riforma 2015 di Renzi-Gianni è incostituzionale? I precedenti

La giunta Formigoni nel 2013 aveva varato una legge regionale sull'istruzione che, tra gli altri provvedimenti, prevedeva la chiamata diretta da parte dei presidi per il personale della scuola. In realtà, era una misura molto più limitata rispetto a quella inserita nella riforma scuola 2015 e riguardava soltanto gli incarichi annuali ed era stata pensata per facilitare la continuità didattica.

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Scuola Matteo Renzi

In quella occasione, era giunta una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 76 del 24 aprile del 2013) che aveva sancito l'incostituzionalità di questo provvedimento. Le motivazioni sono chiare a tutti e sono state ribadite anche da un recente intervento di Gotor, senatore dissidente del PD: la chiamata diretta è incostituzionale perché inserisce un elemento di arbitrarietà e di precarizzazione all'interno di un settore della Pubblica Amministrazione, all'interno del quale si entra mediante procedure oggettive e trasparenti, soprattutto mediante Graduatorie pubbliche che sanciscono l'ordine di chiamata e di immissione in ruolo.

Renzi procede a testa bassa con la riforma scuola 2015

Mentre si consuma lo scontro politico soprattutto all'interno del Partito Democratico, il premier Renzi ribadisce, in un intervento a Genova durante la manifestazione Repubblica delle Idee, che la riforma scuola 2015 diverrà legge, che ci vorrà soltanto una settimana in più ma non verrà stravolta in nessuno dei suoi punti fondamentali.

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La Puglisi ha fatto eco al premier ribadendo come la riforma della scuola prevede anche il piano assunzioni, che se salta anche soltanto uno dei nodi centrali del processo di trasformazione, saltano anche le immissioni in ruolo. La motivazione sarebbe che la scuola è qualcosa di ben più importante di un ufficio di collocamento. La sensazione è che il processo continuerà senza grandi scossoni, la questione resta la costituzionalità: su questo punto, ci si sarebbe aspettati un intervento del Presidente della Repubblica, il quale, però, sulla questione non ha mai preso apertamente posizione.

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