La Maturità 2015 rischia di tingersi di 'giallo', ma non quello uguale al giorno del solstizio d'estate ormai alle porte: gli studenti stanno vivendo ore di ansia per il solito, immancabile 'pasticcio all'italiana'. 
La diatriba riguarda la terza prova d'esame, il tanto temuto 'quizzone', che si svolgerà lunedì prossimo, 22 giugno: un'ordinanza del Miur, datata 29 maggio, ha stabilito, infatti, che le materie obbligatorie su cui sarà imperniata la prova scritta conclusiva sarebbero state cinque, anzichè quattro. Una sottile, ma importante differenza rispetto a quanto previsto dalla riforma Berlinguer che prevede un numero massimo di cinque materie, così che moltissime scuole hanno mantenuto la 'regola convenzionale' delle quattro materie.
C'è chi ha parlato di scorrettezza, come di un'insidia dell'ultimo momento che avrebbe complicato non poco la vita ai maturandi che, per tutto l'anno, si sono esercitati con le classiche quattro materie. Ecco, quindi, che il Ministero dell'Istruzione è intervenuto con una necessaria precisazione, al fine di evitare equivoci o malintesi.

Terza prova maturità 2015, Miur precisa: 'Cinque materie una facoltà non un obbligo'

'Non è cambiato nulla, ciascuna scuola potrà continuare a regolarsi secondo propria discrezione, scegliendo quattro o cinque materie'. Dunque, una questione facoltativa e non obbligatoria, anche se molti Istituti hanno interpretato l'ordinanza in maniera completamente diversa ovvero vincolante. C'è chi ha accusato il Ministero dell'Istruzione di aver cambiato le carte in tavola ma che, resosi conto del clamoroso 'abbaglio', hanno deciso di tornare sui propri passi e di soprassedere. 
Come viene riportato dal quotidiano torinese 'La Stampa', il direttore del Provveditorato di Torino, Antonio Catania, ha sottolineato come il Miur si sia accorto che l'ordinanza era stata spedita troppo tardi ed ha voluto evitare altre polemiche: 'Se ci accusano di aver capito male - conclude Catania - vuol dire che tutti abbiamo capito male'.
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