La giornata del 25 giugno verrà ricordata da molti precari della Scuola, quando con un colpo di mano il governo Renzi ha imposto la fiducia al ddl di riforma scuola 2015, riuscendo a superare le resistenze (a dire il vero poco concrete) della minoranza dem del PD e delle opposizioni e soprattutto quelle, molto più accese e autorganizzate, del mondo della scuola. L'iter parlamentare prevede un nuovo passaggio alla Camera, dove il provvedimento dovrebbe passare senza troppi sussulti, data la forza della maggioranza.

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Il mondo della scuola cerca di riorganizzarsi e alcune strade sono state già aperte ed iniziano i confronti: da un lato l'Anief sventola la sua "solita" minaccia, quella dei ricorsi a tappeto per l'inserimento nel piano assunzioni di TFA e PAS, dall'altro la Gilda lancia la proposta di un referendum abrogativo che cancelli una delle riforme più "odiate" dal popolo italiano negli ultimi anni.

News riforma scuola 2015 di Renzi: le strategie

Con 159 voti favorevoli e 112 contrari, la riforma scuola 2015 è riuscita a superare lo scoglio del Senato.

Grandi polemiche soprattutto contro i dissidenti del PD che, dopo aver mostrato un'opposizione che sembrava radicale, hanno alla fine deciso di astenersi dalle votazioni e di non votare contro. La fiducia posta da Renzi è sembrata assolutamente anti-democratica, anche e soprattutto perché il testo licenziato al Senato contiene ben nove deleghe al governo: in parole povere, il governo ha posto la fiducia su un provvedimento che demanda proprio al governo l'attuazione, tramite decretazione, di alcuni punti centrali e fondamentali del processo di riforma, scavalcando le prerogative democratiche del Parlamento.

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I due nodi critici sono rimasti inalterati: i presidi potranno chiamare direttamente i docenti ma soltanto a partire dal 2016/2017 e i precari TFA e PAS sono fuori sia dalle assunzioni sia dalle supplenze, l'unica speranza resta il concorso scuola 2015-2016 che si annuncia come una guerra tra poveri.

La delusione e lo sconforto sono immensi: per i sindacati, la democrazia non ha funzionato, mobilitazioni e manifestazioni di massa non hanno influito sul cammino della riforma scuola 2015 di Renzi.

Eppure, si promettono nuove battaglie: in primo luogo, l'Anief intende lanciare un ricorso a favore di abilitati TFA e PAS, dimenticando forse che i docenti delle GI hanno già effettuato vari ricorsi (con conseguente investimento di soldi) che si sono persi nei meandri del TAR e dei Giudici del Lavoro; in secondo luogo, la Gilda ha proposto un referendum abrogativo della riforma - andrà comunque aspettato il 7 luglio, quando sarà effettivamente legge - ma l'efficacia della proposta è tutta da valutare.

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Per i sindacati, comunque, si tratta di una delle pagine più buie della storia democratica recente del paese ed il colpo di mano di Renzi resterà a lungo nell'immaginario collettivo.

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