Brutte notizie sulle Pensioni oggi venerdì 5 giugno: chi andrà in pensione il prossimo anno avrà un assegno più povero perchè ci sarà una rivalutazione della pensione al ribasso a causa del "recupero del congelamento del tasso di capitalizzazione per il 2015", insomma una svalutazione dei contributi. In tutto questo chiacchierare su riforma delle pensioni del governo Renzi, flessibilità in uscita, correzioni alla Legge Fornero e il resto, ci si scorda di osservare i fatti concreti, la realtà in divenire costante ed i cambiamenti già in corso vengono oscurati da quelli che forse ci saranno più avanti.

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Ma bando alle ciance e cerchiamo di capire cosa vuol dire "svalutazione dei contributi" e perchè chi andrà in pensione nel 2016 avrà un assegno più basso.

Il governo Renzi ha recentemente approvato il decreto legge 65/2015, il decreto sui rimborsi ai pensionati e la rivalutazione delle pensione. Se n'è discusso parecchio ma la più parte delle parole sono state spese su chi prenderà i soldi e quanti, ma non si è praticamente discusso della penalizzazione che grava sui lavoratori ormai prossimi alla pensione, penalizzazione che dipende dalla rivalutazione del montante contributivo che è legata all'andamento del PIL, l'indice col quale si misura l'andamento dell'economia nazionale che come ben saprete è andata molto male in questi anni di crisi e porta quindi ad una svalutazione dei contributi già pagati! C'è da dire però che l'intervento del governo Renzi ha comunque fatto slittare questa svalutazione dal 2015 al 2016 e quindi chi va in pensione quest'anno non rientra in questa che di fatto è una penalizzazione, seppur mascherata.

Chi è coinvolto da questa rivalutazione/svalutazione dei contributi? Soprattutto chi ha iniziato a lavorare dal 1996 perchè avrà la pensione calcolata interamente col sistema contributivo, mentre chi ha iniziato prima rientra nel sistema retributivo fino ai versamenti previdenziali di tutto il 2011. In ogni caso subirà l'effetto di questa svalutazione chi andrà in pensione nel 2016.

Il montante contributivo è la somma della percentuale dei contributi pagati durante la carriera lavorativa con la quale si calcola la pensione, ogni anno va rivalutato in base alla variazione quinquennale del PIL.

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Nell'ottobre 2014 l'ISTAT comunicò che per la prima volta questo tasso per la rivalutazione era inferiore a 1, cosa che di fatto fa diminuire il valore del montante e quindi ridurre l'importo della pensione. Ne seguì un acceso dibattito (acceso tra gli addetti ai lavori... voi ve ne ricordate?) che si concluse con una decisione in puro stile italiano da parte dell'Inps: semplicemente si sono rinviati gli effetti di un anno, quindi chi va in pensione del 2015 non subisce questa svalutazione della pensione che sarà in capo ai pensionandi che giungono al traguardo nel 2016.

Più precisamente l'INPS, affermando che la Legge Dini di riforma delle pensioni datata 1995 parla di rivalutazione delle pensioni e non di svalutazione, rimandando la decisione definitiva al governo.

Decisione arrivata col decreto del governo Renzi sui rimborsi dovuti ai pensionati che hanno subito il blocco della rivalutazione della pensione nel 2012/13 inserito nella Legge Fornero e dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale: l'art. 5 di questo decreto infatti precisa che il montante per la rivalutazione dei contributi non può essere inferiore a 1 "salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive", ovvero che se il PIL è negativo e porta ad una svalutazione dei contributi (e quindi ad una riduzione della pensione) non vale per gli anni di riferimento ma per quelli successivi! Ed ecco che chi va in pensione nel 2016 avrà un assegno più basso, seppur di pochi euro, perchè il montante contributivo viene aggiornato non con un +0.5331% ma solo con un +0.3394% appunto per recuperare la svalutazione "aritmetica" precedente.

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