Adesso la notizia ufficiale: è stato convertito in legge il decreto sulla reindicizzazione delle Pensioni disposto dal consiglio dei ministri dopo il verdetto della Corte Costituzionale sullo stop all'adeguamento degli assegni pensionistici al costo della vita introdotto dalla legge Fornero. Con il decreto convertito in legge oggi pomeriggio nell'aula di Palazzo Madama - con 145 voti favorevoli - in realtà non vengono rivalutate tutte le pensioni, ma soltanto quelle che raggiungono un importo superiore a tre volte il minimo del trattamento previdenziale previsto dall'Inps, relativo agli anni 2012 e 2013.

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Pensioni, il decreto rimborsi convertito in legge: esulta il Partito democratico

La nuova legge, che ha avuto oggi il via libera tra le proteste di pensionati, sindacati e opposizioni, riconosce soltanto una parte della perequazione delle pensioni, con quote che variano a seconda degli anni. Questo per evitare che la rivalutazione automatica abbia impatto negativo sui conti pubblici. "La scelta operata, nella restituzione della mancata perequazione - ha spiegato la senatrice Annamaria Parente, capogruppo del Pd nella Commissione Lavoro - è di privilegiare i redditi medio bassi".

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Protestano le organizzazioni sindacali. "Il via libera al decreto pensioni - ha detto il responsabile dell'ufficio questioni previdenziali dell'Ugl intervenendo dopo la conversione in legge da parte del Senato - è l'ennesima dimostrazione di insensibilità nei confronti dei pensionati e verso i lavoratori che pur avendo una anzianità di servizio lunga - ha sottolineato Nazzareno Mollicone - saranno i più penalizzati".

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Pensioni Matteo Renzi

Previdenza: pensionati, sindacati e opposizioni contro il decreto Renzi

Il decreto sul rimborso pensioni "rappresenta un atto di arroganza del Governo - secondo il presidente del Codacons Carlo Rienzi - che non ristabilisce una condizione di piena legalità". Critici anche i gruppi parlamentari di opposizione. "Nulla di nuovo sulle pensioni, il governo a testa bassa - ha dichiarato la senatrice Paola Pelino, vicepresidente del gruppo di Forza Italia al Senato - ha respinto ogni suggerimento preferendo le piccole e parziali restituzioni e lasciando invariati - ha sottolineato la senatrice azzurra - i problemi aperti dalla pronuncia della Consulta".

"Voto no a questo provvedimento - ha spiegato il senatore Mario Mauro, del gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà - perché permette di sdoganare una sorta di cultura della retroattività - ha evidenziato l'ex ministro e presidente dei Popolari per l'Italia - finendo con il far perdere credibilità all'intero sistema".

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