Come è stato ribadito da più parti, la promessa del governo Renzi era stata una: la riforma pensioni 2015 sarebbe stata discussa nel mese di giugno e si sarebbe trovato un accordo quanto prima. Poi, il quadro sembra essere completamente cambiato: da un lato infatti è arrivata la sentenza sui rimborsi, che tanti grattacapo sta dando al governo e che comunque potrebbe aprire una ridda di ricorsi infinita, dall'altro l'Unione Europea, soprattutto in riferimento a quanto sta accadendo in Grecia, sembra avere un atteggiamento molto più duro verso tutti i paesi che presentano un disavanzo di bilancio piuttosto ampio, come l'Italia.

Il premier Renzi, insomma, sta mostrando molta prudenza, non vuole scontentare l'Europa ma non intende neanche continuare a perdere consensi nel suo elettorato. Intanto, si sta cercando di trovare la "quadra" sulla riforma Pensioni 2015 soprattutto a partire dal contributivo di Tito Boeri, il quale è divenuto un vero e proprio "ministro ombra" e persona da interrogare su ogni questione.

La bufera, ultime notizie 17-07- Le polemiche sul contributivo sono - e c'era da immaginarselo - infuocate e si tratta anche di guerra di percentuali: per Tito Boeri, i tagli sarebbero minimi, addirittura inferiori a quelli previsti dalla proposta della Quota 97 di Damiano; per la CGIL, si tratta di decurtazioni che possono arrivare addirittura al 35%.

Infine, si è tornato a parlare anche di opzione donna: c'è in ballo, infatti, una class action contro alcune circolari Inps che impediscono l'apertura della finestra per il 2015.

Quota 97 e opzione donna - Per opzione donna si intende la possibilità per le lavoratrici di andare in pensione con un importante anticipo sull'età pensionabile a costo, però, del passaggio al contributivo pieno.

Le ultime notizie rivelano come vi sia stata un'importante presa di posizione unitaria da parte di tutti i membri di tutti i partiti della Commissione Lavoro alla Camera, i quali hanno chiesto ufficialmente al governo Renzi e al ministro (per alcuni "di facciata") Giuliano Poletti la rimozione delle circolari dell'Inps che impediscono l'erogazione della pensione alle lavoratrici che raggiungono i requisiti nel 2015.

Il passaggio potrebbe risultare molto importante: secondo alcuni osservatori, si tratterebbe di rendere sempre più digeribile il passaggio al contributivo, mostrando come esso possa essere una battaglia "giusta" per la riforma pensioni 2015. Lo stesso Cesare Damiano sembra aver abbandonato i toni infuocati, forse consapevole che il governo Renzi, il premier in persona e, soprattutto, l'Unione Europea non accetteranno mai la sua proposta di Quota 97 (62 anni d'età, 35 di contributi e penalizzazioni massime all'8%).

È sempre più chiaro - e l'esperienza greca lo insegna - che la riforma delle pensioni è uno dei nodi centrali sui quali si esprime il maggiore controllo dei conti pubblici da parte dell'Unione Europea: su questo punto, sono saltati vari accordi tra Merkel e Tsipras, e su questo punto il premier Renzi difficilmente darà "battaglia" alle richieste dell'Europa.

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