In questi giorni davvero molto concitati sul tema pensioni, hanno generato molto clamore le proposte avanzate da Tito Boeri, presidente dell'Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale). L'idea di Boeri di flessibilizzare le uscite attraverso un ricalcolo totalmente contributivo dell'importo pensionistico, è stata senza ombra di dubbio la più discussa.

Naturalmente questa è una scelta opzionale per chi non avesse intenzione di adeguarsi ai vincoli di età imposti dalla Legge Fornero, ma quanto costerebbe percorrere la strada della cosiddetta "pensione anticipata"? Secondo alcuni dati elaborati da Progetica, andare in pensione con un ricalcolo completamente contributivo comporterebbe un ammanco di almeno il 20 per cento del totale, raggiungendo valori maggiori per chi al 31 dicembre 1995 aveva già 18 anni di contributi.

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Riforma pensioni: chi perderebbe di più con il sistema completamente contributivo?

Gli elementi chiave che caratterizzano la proposta di Boeri sono:

  • età al momento del conseguimento della pensione: più si ritarda l'addio al mondo del lavoro più cospicuo sarà l'importo pensionistico;
  • impennate di carriera e di stipendio negli ultimi anni di lavoro: all'aumentare di queste aumenta il divario dal vantaggio garantito dal calcolo della pensione attraverso il sistema retributivo;
  • l'acquisizione o meno, al 31 dicembre 1995, di 18 anni di contributi.

Seguendo la logica delle considerazioni poc'anzi fatte, la situazione più sfavorevole in termini di riduzione di importo previdenziale a fine mese è per chi al 31 dicembre 1995 vantava già quota 18 anni di contributi.

I lavoratori più anziani, quelli dei 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 per intenderci, hanno la quasi totalità dell'importo pensionistico calcolato con il sistema retributivo e, quindi, il cambio al contributivo genererebbe l'ammanco di quasi il 20 per cento prima citato. Ma la situazione di gran lunga più sfavorevole è quella che si verificherebbe in occasione di scatti di carriera e conseguenti aumenti di stipendio negli ultimi anni di lavoro: la percentuale di ammanco andrebbe a sforare quota 30 per cento.

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