Gira la ruota come diceva l'indimenticabile Mike Buongiorno. Alle 14 di oggi, venerdì 14 agosto, finalmente terminerà l'immenso giro della 'ruota della fortuna' per tutti quei docenti che hanno voluto partecipare al complicato sistema ideato da chissà quale mente contorta del Ministero. 

Le proteste sono già cominciate, ancor prima che si chiuda l'invio delle domande: quella più eclatante, senza dubbio, si sta registrando in Sardegna dove il movimento 'Unidos' ha organizzato un sit-in e un flash-mob presso l'aeroporto di Cagliari Elmas.

Assunzioni scuola, protesta docenti: Mauro Pili contro la regione Sardegna e il Miur

Mauro Pili, rappresentante del movimento, è il portavoce di tutti i docenti della Sardegna che chiedono al governo una deroga alla mobilità, in ragione dell'insularità del territorio sardo ma la rabbia di Pili è soprattutto nei confronti del governatore Francesco Pigliaru, guarda caso, del Partito Democratico.

Il deputato ha denunciato l'incapacità della Giunta regionale che si è accorta all'ultimo momento del rischio di perdere 1000 posti e ora da Roma non stanno ricevendo alcuna risposta.

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L'assessore Claudia Firino ha provato a contattare il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini tramite l'invio di una lettera in cui si chiedeva un incontro chiarificatore: ci ha pensato il sottosegretario Gabriele Toccafondi a replicare alla Firino, affermando che è possibile dare a tutti i docenti il posto sotto casa. Una risposta eloquente a cui non serve dare spiegazioni: del resto lo si era capito già da un bel pezzo.

Docenti Sardegna: parleremo con gli studenti nella nostra 'lingua'

I docenti hanno esposto all'aeroporto uno striscione lungo 15 metri su cui c'era scritto 'Scuola sarda - No Trolley', oltre a mostrare delle valigie, simbolo del loro temutissimo e quasi inevitabile esodo nelle scuole del continente. 

Alcuni insegnanti si sono presentati indossando il tipico costume sardo, mentre altri hanno hanno portato con se un bronzetto nuragico.

La riforma scolastica li costringerà a lasciare la loro terra e nessuno di loro è intenzionato a calare la testa di fronte al 'ricatto' del governo: se non saranno accontentati nelle loro richieste e se il loro triste destino sarà quello di insegnare a centinaia di chilometri da casa, la 'minaccia' è quella di parlare in sardo con gli studenti ovvero 'chistionausu in limba'.