Le modifiche da apportare al sistema previdenziale italiano, dovrebbero contenere quelle norme di flessibilità che possano garantire un abbassamento dell'età pensionabile. Si aspetta la prossima Legge Finanziaria per capire come il governo Renzi si muoverà in seno alla riforma delle pensioni. Le indiscrezioni trapelate dagli ambienti parlamentari evidenziano che, quasi sicuramente, si potrà andare in pensione prima del raggiungimento dei requisiti pensionistici ma solo tramite delle penalizzazioni che i lavoratori dovranno accettare, nel caso in cui decidessero di lasciare il lavoro.

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Si parla addirittura di una penalità del 2 percento per ogni anno di mancata contribuzione, sino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione. Si tratta, però, di mettere a punto tutti i dettagli per giungere a questa modifica.

Boeri ha proposto il ricalcolo contributivo per tutti i lavoratori

Il governo Renzi, tra le varie ipotesi di riforma pensionistica, sembra intenzionato ad accogliere quanto proposto dal presidente dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps), Tito Boeri, il quale oltre un mese fa ha avanzato la possibilità di accedere al pensionamento anticipato tramite il ricalcolo contributivo di tutti gli assegni pensionistici.

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"Tenendo conto che gli importi della pensione dovranno garantire una vita dignitosa a tutti, questa potrebbe essere una flessibilità sostenibile, in questo periodo di grave crisi economica", queste le parole del numero uno dell'Inps, all'audizione alla Camera del 9 luglio, alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella.

Nel 2013, la Consulta aveva bocciato il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro

Al fine di evitare un'altra problematica, che fa paura ai tecnici del ministero dell'Economia e dell'Inps, cioè quella delle coperture economiche, Boeri ha anche proposto un intervento sulle cosiddette Pensioni d'oro.

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Pensioni

"Ritengo giusto che gli assegni pensionistici più alti contribuiscano all'applicazione di uscite dal lavoro più flessibili". Anche se, già nel 2013, la Corte Costituzionale aveva bocciato quel contributo di solidarietà chiesto ai lavoratori, titolari di pensioni superiori ai 90mila euro. Un'altra ipotesi, anche se di difficile attuazione a causa del costo troppo elevato, potrebbe essere quella di applicare un sistema flessibile che preveda l'uscita dal lavoro al raggiungimento di Quota 97 con penalizzazioni da applicare sugli importi di tutti gli assegni pensionistici.

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