Si complica sempre di più la questione che concerne il referendum abrogativo della 'Buona scuola' di Renzi. Le proposte che sono state avanzate, quella del non meglio identificato 'Comitato Leadership alla Scuola' e quella di Pippo Civati, non sembrano convincere né sul piano tecnico-organizzativo né sul piano del confronto con il mondo della scuola. È chiaro come per portare avanti un referendum di tale portata – raccolta di 500mila firme e, soprattutto, la capacità di portare 25 milioni di italiani a firmare per il raggiungimento del quorum – ci voglia una macchina organizzativa di un certo livello e una capacità comunicativa di una certa intensità.

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Ad intervenire negli ultimi giorni sono stati gli esponenti del M5S che hanno chiarito come il movimento non appoggi le ipotesi referendarie proposte, mentre sui prevedono due incontri a livello nazionale per il 5 e il 6 settembre.

Sabato 5 settembre, infatti, si riunirà l'Assemblea di tutti i comitati LIP che agiscono sul territorio, mentre domenica 6 settembre sarà la volta di un incontro a carattere nazionale per coordinare la mobilitazione da portare avanti in autunno. Entrambi gli incontri si terranno all'Università di Bologna, a piazza Scaravilli, e al centro delle discussioni sarà proprio il referendum abrogativo, la sua tempistica, la sua possibilità di organizzazione.

Il tempo stringe, il referendum potrebbe essere rinviato al 2017

Per molti si tratta di un problema di rappresentanza e la realizzazione del referendum abrogativo della 'Buona scuola' sembra essere connesso alle divisioni interne al mondo della scuola. Per portare avanti una macchina organizzativa così complessa, sarebbe necessario l'intervento attivo di forze sindacali e/o partiti, i quali, però, si trovano ad essere divisi dal punto di vista politico. Il M5S non ha accettato la mossa di Pippo Civati di voler organizzare un referendum (tra l'altro parziale – riguarda soltanto la chiamata diretta da parte dei presidi) senza alcun confronto con il mondo della scuola, dall'altro i sindacati e lo stesso M5S sembrano essere molto prudenti sulla possibilità di riuscire ad organizzare requisiti che vengano considerati ammissibili con conseguente raccolta di 500mila firme in meno di un mese.

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La scuola deve prima confrontarsi seriamente su tutti i temi che riguardano la riforma, poi è necessario l'apporto di costituzionalisti che siano in grado di formulare i requisiti nella maniera più appropriata e infine dare avvio alla macchina organizzativa. I tempi sembrano essere particolarmente stretti: il tutto probabilmente non può che slittare al 2017, così come dichiarato anche dalla Chimienti, anche se è chiaro come un rinvio di quasi due anni non possa che 'raffreddare' anche l'impatto mediatico che ha avuto negli ultimi mesi la questione della riforma della scuola.

Insomma, bisognerà attendere gli incontri previsti per i primi di settembre per comprendere quali saranno le mosse che si intendono mettere in campo. Per chi volesse restare aggiornato sulle questioni che riguardano il mondo della scuola, il consiglio è di cliccare su 'Segui' in alto sopra il titolo dell'articolo.