Le ultime dichiarazioni del premier Matteo Renzi sulla possibile riforma delle pensioni per il 2015 da inserire all'interno della legge di stabilità 2016 non sembrano convincere l'opinione pubblica e sembrano essere soltanto un modo per calmare le acque: il Presidente del Consiglio, infatti, ha ribadito, in risposta ad una lettera di un lavoratore precoce in attesa della pensione, che il Governo sta pensando alla flessibilità in uscita ma che sarà necessario valutare il peso che una riforma del genere possa avere sulle casse dello Stato.

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Insomma, niente di nuovo sotto al sole, anche se una certa strategia del governo sembra venire fuori da un'altra manovra che si intende mettere in campo e che riguarda sempre la riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto 'Jobs Act'.

La riflessione, dunque, si pone su un duplice binario: da un lato come rendere più flessibile il sistema pensionistico italiano e dall'altro come rendere sostenibile la previdenza anche nel futuro. In arrivo sembra esserci una vera e propria 'stangata' nascosta: bisogna analizzare, infatti, con attenzione quali saranno le prossime mosse del governo per quanto riguarda il mercato del lavoro.

Mercato del lavoro e riforma pensioni 2015: la strategia del governo Renzi

Se, dunque, le discussioni sulla riforma Pensioni 2015 sembrano essersi arenate, nonostante l'impegno e le proposte di Cesare Damiano, una vera e propria stangata per il futuro potrebbe arrivare da nuovi interventi allo studio del governo Renzi per quanto riguarda il mercato del lavoro. L'esecutivo sta lavorando intorno ad una ipotesi che potrebbe avere ricadute molto importanti sui lavoratori di oggi e pensionati di domani: l'idea sarebbe quella di rinnovare anche per il 2016 la decontribuzione per chi assume a tutele crescenti (una delle 'novità' del Jobs Act), e di aggiungere in più un taglio del cuneo contributivo che peserebbe al 50% sulle aziende e al 50% sui lavoratori.

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Ecco di cosa si tratta nello specifico e perché centra la materia previdenziale. In poche parole, per rendere più 'sostenibile' il mercato del lavoro (secondo i sindacati, per 'favorire' le aziende), le aziende e i lavoratori pagherebbero meno dal punto di vista fiscale per la contribuzione previdenziale futura: il tutto si tradurrebbe in assegni molto più magri per il futuro dei lavoratori di oggi. Il taglio del cuneo contributivo consisterebbe in sei punti percentuali: i tre punti a carico delle aziende rappresenterebbero un 'guadagno' per le aziende e un incentivo ad assumere a tutele crescenti, i tre punti a carico del lavoratore sarebbero un taglio della tassazione ma anche una contribuzione molto inferiore in vista della pensione. 

Insomma, da un lato la riforma pensioni 2015 sembra essere sempre di più accantonata o rinviata dal governo Renzi, il quale è sempre molto attento alle indicazioni dell'Europa che impone di non toccare nella sostanza la riforma Fornero, dall'altro sembra farsi avanti in maniera surrettizia un taglio agli assegni futuri.

Nelle prossime settimane si attendono confronti molto serrati e per chi volesse restare aggiornato, il suggerimento è di cliccare su 'Segui' in alto poco al di sopra del titolo dell'articolo.