Il contratto come tutela dei diritti e doveri per i lavoratori della ScuolaL’ultimo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per la Scuola – ricordiamolo - è stato firmato nel biennio 2008 durante il quarto Governo Berlusconi. Questa è la triste e sconsolante verità. Ricordiamo, per altro, che il comparto scuola rappresenta quello più importante dal punto di vista numerico per lo Stato e, per tale motivo, rinnovare un contratto di lavoro per gli operatori della formazione doveva essere, in una moderna democrazia come quella italiana, il primo atto da intraprendere da parte del Governo Renzi.

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Invece, ancora oggi, il mondo della Scuola aspetta e vive con il patema d’animo perché viene negata a tutti i lavoratori di questo importantissimo settore la possibilità di tale stipula.

In un mondo globalizzato, dove il mercato libero del lavoro si basa, principalmente, sulla stipula dei contratti, costituiti da regole, da diritti e doveri, il Governo Italiano si mostra, invece, distratto e indifferente davanti a queste normalissime pretese.

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Anzi, lo stesso Premier propone, persino, di rivedere le regole sulla rappresentanza sindacale all'interno del dialogo tra le parti sociali e il Governo. Insomma, invece di porgere una mano ai poveri professori che chiedono soltanto, a bassa voce, la stipula di un semplice contratto che tuteli i loro diritti, si mette, paradossalmente, in discussione la percentuale di rappresentanza sindacale che avrà il diritto di interloquire con il Governo e, cosa ancora più grave, si parla pesino di ridimensionare l'unico diritto che oggi resta ai lavoratori della Scuola: il diritto allo sciopero. Semplicemente... INACCETTABILE!!!

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Scuola

La precarietà e lo stipendio da 'fame'. Poi dicono che facciamo parte dell'Europa!

La vita di un professore, per almeno un decennio, si è contraddistinta e si è permeata sula parola 'precarietà', per cui, questo problema del contratto è proprio l'ultimo che gli balena in mente. Ma intanto gli anni passano e, tra il blocco degli stipendi e quello di anzianità, tra una condanna della Corte di Giustizia Europea e le puntuali successive disattese da parte del Miur, le poche cifre presenti nei miseri emolumenti del personale scolastico testimoniano la loro scarsa autorevolezza e la iniqua considerazione che lo stesso Governo ha di loro stessi. Gli stipendi dei docenti, è bene ricordarlo, sono fermi oramai da molto tempo e se si mettono a confronto con i compensi dei loro omologhi lavoratori europei si scopre presto che questi ultimi guadagnano in media circa 2 o 3 volte in più rispetto ai docenti italiani.

Ma allora sorge spontanea una domanda: facciamo parte dell'Europa o siamo europei solo sulla carta? Se in effetti l'Italia fa parte dell'Europa, il popolo degli insegnanti italiani dovrà pretendere che il proprio stipendio sia livellato alle medie degli stipendi europei.

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