Una nuova opzione donna e un'inedita opzione uomo. Sono queste le due novità principali per la nuova riforma Pensioni ad oggi, mercoledì 23 settembre, come sottolinea un recente articolo dell'Ansa. Il governo Renzi ha capito che la questione previdenziale debba essere affrontata subito e non entro il 2018, questo il motivo per il quale in questi ultimi giorni si leggono svariate ipotesi sulla flessibilità, che l'esecutivo a maggioranza Pd introdurrà forse già dalla prossima Legge di Stabilità, come sottolineato dal ministro del lavoro Poletti.

La nuova opzione donna e l'opzione uomo

Inizia a prendere corpo dunque la riforma pensioni del governo Renzi. Stando sempre a quanto riporta l'Ansa, i due pilastri fondanti della nuova riforma previdenziale potrebbero essere la nuova opzione donna e l'opzione uomo. Come funzioneranno? La prima dovrebbe consentire alle donne lavoratrici di uscire, a partire dal 2016, dal mondo del lavoro a 62-63 anni (quindi con 3 anni di anticipo) e con 35 di contributi.

A differenza della vecchia opzione donna, la riduzione dell'assegno pensionistico dovrebbe essere legata alla speranza di vita. Dunque nessun ricalcolo dell'assegno su base contributiva, che avrebbe portato tagli tra il 25 e il 30 percento, almeno secondo i calcoli fatti da Ansa.it. Come spiega l'articolo pubblicato in data 21 settembre dal titolo “Pensioni: cantiere flessibilità, le ipotesi”, per la nuova opzione donna, almeno per i primi anni, sarà necessario trovare una copertura, dal momento che le pensioni verranno pagate in anticipo, mentre nel lungo periodo, sottolinea Ansa, l'operazione dovrebbe risultare per i conti dello Stato “neutra”.

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Pensioni

La proposta al vaglio del governo si porrebbe come soluzione del famoso “scalino” della legge Fornero, a causa del quale dal 2016 le lavoratrici autonome dovranno aspettare 1 anno e 4 mesi in più, le donne che invece lavorano nel settore privato 1 anno e 10 mesi in più. Allo stesso modo il governo starebbe studiando l'opzione uomo, pensata unicamente per quei lavoratori che a pochi anni dal raggiungimento della pensione perdono il proprio posto di lavoro.

Come funzionerebbe l'opzione uomo? Grossomodo il ragionamento è simile a quello fatto per l'opzione donna. Chi ha perso l'occupazione prima di andare in pensione (Ansa chiama questa categoria di lavoratori “disoccupati senior”) può comunque accedervi con 3 anni di anticipo. L'assegno pensionistico, anche in questo caso, non andrebbe incontro ad una penalizzazione mediante ricalcolo su base contributiva.

Il taglio infatti sarebbe legato all'equità attuariale, vale a dire al tempo più lungo di percezione dell'assegno. Resta inoltre sempre “calda” l'ipotesi del prestito pensionistico, il quale verrebbe poi restituito dal lavoratore una volta che avrà raggiunto l'agognata pensione.

La proposta Damiano nel cassetto

Alla luce di quanto scritto, è possibile che la proposta di riforma pensioni avanzata da Damiano e Baretta sia stata archiviata senza troppi rimpianti dal governo.

Anche Ansa riporta che le “scelte più radicali” sono state messe nel cassetto, riprendendo il discorso, ormai accantonato, della famosa quota 100, che nei mesi passati sembrava essere una delle soluzioni più “equilibrate”. Con tutta probabilità, ad aver “azzoppato” la proposta Damiano sono state le dichiarazioni di Tito Boeri, che ad inizio estate aveva calcolato in 8,5 e 10,6 miliardi di euro i costi per le casse dello Stato qualora fosse passata la linea del presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. Secondo voi la nuova opzione donna e uomo rappresentano due ipotesi valide e migliori rispetto alle proposte di Cesare Damiano? Scrivetecelo nei commenti.

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