Dopo tanto chiacchierare, dopo tante dichiarazioni, dopo tante smentite del giorno successivo, ecco che qualcosa di concreto si profila all'orizzonte pensionistico. Il Governo pare sia veramente intenzionato a consentire l'uscita dal lavoro con penalizzazione e l'introduzione del sistema di calcolo integralmente contributivo così come è scritto nella piano Boeri. Nonostante la proposta Boeri sia stata e sia ancora avversata da forze politiche, minoranza dem in testa, e dalle forze sindacali, pare che continui a godere di molta credibilità nelle stanze che contano.

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Ovviamente quelle del ministero che ha in mano il portafoglio d'italia, il Mef. Il piano Boeri consente di arrivare al tanto cercato costo zero per i conti pubblici. In questo disegno s'inserisce la vicenda dei lavoratori precoci ma con prospettive per questa categoria di lavoratori, non certamente favorevoli.

Per i precoci le misure allo studio li penalizzano e li respingono al mittente

E' chiaro a tutti che questi "giovani" lavoratori non possono andare in pensione con i requisiti della legge Fornero.

Forse, allora, si profila per loro un'uscita dal lavoro con una penalizzazione pari al 15%? Che fine farebbero le ipotesi Damiano-Baretta delle quote 100, e 41 studiate proprio per loro? Pare proprio che l'ipotesi allo studio del governo, come si legge su La Repubblica, sarebbe quella di accantonare il famoso 2% previsto nel ddl Damiano-Baretta per salire sino al 3-4% l’anno, con penalizzazione massima del 12-15%.

Ma qual è il ragionamento che i tecnici governativi stanno facendo a supporto di tale tesi?

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 la risposta è semplice (almeno per loro): l'età giusta per il pensionamento deve essere individuata in 62 anni. Tesi che viene fortemente contestata dai lavoratori precoci su loro blog. Essi si chiedono: "chi ha iniziato a lavorare a 16 anni e non ha perso alcun periodo contributivo significa che lavorerà e verserà per 46 anni per poi vedersi anche penalizzato?" Per loro ci sarebbe bisogno invece di una misura specifica, non di una riforma che li coinvolga in maniera penalizzante.

Hanno iniziato a lavorare quando l'Italia chiedeva sacrifici a tutti per la propria crescita, quando l'italia aveva bisogno di lavoratori che con il loro sudore potevano farla risollevare e renderla una nazione pari in economia altri altri stati europei. Hanno anche abbandonato gli studi in età scolare per aiutare la propria famiglia. Nonostante ciò, ora ci si dimentica di loro. Potrà il premier Matteo Renzi scordarsi di loro, proprio ora che loro hanno bisogno del sostegno del governo?

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L’ipotesi piace a Renzi

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