Tra i numerosissimi emendamenti avanzati dai gruppi parlamentari – si stimano circa 3.600 – oggi si discute in Commissione Bilancio del Senato l’emendamento teso ad eliminare il taglio ad oltre 25 mila trattamenti pensionistici liquidati con decorrenza anteriore al 1 gennaio 2015 a coloro i quali sono andati in pensione prima dei 62 anni grazie alla pensione anticipata. Su tale emendamento dovrà pronunciarsi la Commissione Bilancio entro questa settimana.

Con tale proposta di modifica si vuole depenalizzare gli assegni pensionistici liquidati dal 1 gennaio 2016, in quanto si propone di stabilire che ‘le disposizioni previste dall’art.

1 comma 113 della legge n.190/2014 si applicano anche alle Pensioni erogate negli anni dal 2012 al 2014’. Infatti tale norma penalizzava con un taglio dell’1-2%, i trattamenti pensionistici di chi è andato in pensione entro il 31 dicembre 2014.L’emendamento in esame, invece - precisa la senatrice D’adda, che, insieme alle senatrici Parenti e Favero, è promotrice del suddetto emendamento – vuole riesaminare le pensioni liquidate fino a quest'ultima data.

Assegno pensionistico anticipato

Altro emendamento alla legge di Stabilità avanzato dal PD riguarda l’assegno pensionistico anticipato: un trattamento pari ad 1,7 volte rispetto all’assegno sociale per quei lavoratori disoccupati che conseguono i requisiti anagrafici e contributivi per la pensione anticipata o di vecchiaia entro il 2017.

Tale assegno dovrebbe essere percepito entro 5 anni dalla domanda.

Lavoratori precoci

Anche questa fascia di pensionandi potrebbe beneficiare di qualche emendamento alla legge di Stabilità 2016: si avanza l’idea del cosiddetto prestito pensionistico per coloro i quali si ritrovano senza un impiego e vicini alla pensione. Rimane invece sempre più remota la possibilità di conversione del piano Boeri in merito alla revisione delle pensioni, in particolare il ricalcolo col metodo contributivo dei trattamenti pensionistici più alti (maggiori di 5 mila euro) ed il congelamento degli assegni tra i 3.500 ed i 5.000 euro. Misure che, secondo il Presidente dell’Inps, sarebbero necessarie per garantire un reddito minimo alle persone con più di 55 anni rimasti senza lavoroe con difficoltà ad un reinserimento lavorativo.