Discussione sempre accesa sul nuovo ammortizzatore sociale di disoccupazione, la Naspi. Ormai è risaputo che il nuovo sussidio penalizza stagionali e lavoratori domestici. Il problema è che anche coloro che percepiranno l’indennità normalmente, cioè quelli che hanno lavorato in maniera continuativa negli ultimi 4 anni, non fanno salti di gioia. La Naspi è un istituto che fin dalla nascita ha subito critiche e contestazioni che non si placano nemmeno oggi, soprattutto in questi giorni in cui la Legge di Stabilità può essere corretta con proposte che possono sanare alcuni buchi lasciati aperti.

Naspi e Legge di Stabilità, niente di nuovo

A dire il vero, la Legge di Stabilità che ha emanato il Governo e su cui in questi giorni si valutano gli emendamenti alle Camere, non ha previsto niente per l’indennità di disoccupazione e quindi per la Naspi. Il motivo appare semplice, perché il nuovo ammortizzatore sociale è stato creato tra la soddisfazione generale del Governo che ne ha fatto, a suo dire, un fiore all’occhiello. Il Ministro Poletti a più riprese ha definito la Naspi una estensione del sussidio di disoccupazione per coloro che erano tagliati fuori fino al 2014.

Inoltre è un provvedimento che si allunga nel tempo, che può arrivare fino a 24 mesi per i casi di disoccupazione più gravi, per tutti quei soggetti che stentano a trovare una nuova occupazione. I sindacati ed i lavoratori che sono interessati alla Naspi sono sul piede di guerra e non solo stagionali e domestici che, per via dei loro lavori particolari, si sono visti ridurre la durata dell’ indennità (gli stagionali) o addirittura cancellarla del tutto (i domestici).

Le proposte fatte dai sindacati, di correggere il tiro della Naspi con la nuova manovra finanziaria, sono cadute nel vuoto.

Assegno a scalare già dal 4° mese

Gravissima la condizione di stagionali e domestici che per la CGIL, se non si corre ai ripari immediatamente, rischiano di diventare nuovi esodati, ma pericolosa è anche la natura stessa della Naspi. Infatti, questo ammortizzatore è stato esteso come durata fino ad un massimo di 24 mesi.

Questa è la durata massima, cioè la metà delle settimane lavorate nel quadriennio di riferimento, per coloro che negli ultimi 4 anni, hanno sempre lavorato continuativamente. Il nodo al pettine è che fin dal 4° mese, l’assegno si riduce del 3% al mese e così fino al 24° mese di incasso. Significa che man mano che passano i mesi e che il disoccupato resti tale, il potere di acquisto del suo reddito diminuirà considerevolmente fino a scendere al di sotto della soglia di povertà. Per esempio, un lavoratore standard, con uno stipendio medio di 1500 euro al mese percepirà subito 970 euro di Naspi, cioè il 70% lordo della media delle sue retribuzioni nel quadriennio.

Questa cifra scenderà già dal 4° mese di 30 euro circa per poi calare ogni mese che passa ed arrivare ai 18 mesi con appena 615 euro di sussidio ed addirittura a poco più di 500 allo scadere dei 2 anni di indennità massima. Un aiuto arriva anche dalla ASDI, un altro ammortizzatore che potrà essere incassato da coloro che terminano tutto il periodo indennizzabile della Naspi. In parole povere allo scadere della disoccupazione, se un soggetto risulta ancora privo di lavoro, potrà beneficiare di altri 6 mesi coperti da ASDI, a 450 euro al mese. Tutte le cifre di cui abbiamo parlato portano i percettori ad assestarsi sotto la soglia di povertà stabilita dai dati Istat.

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