La Legge di Stabilità ormai in vigore ha deluso molti italiani che si aspettavano misure sia dal punto di vista lavorativo che previdenziale. Tra questi ci sono i lavoratori del personale ATA scolastico, i bidelli, gli assistenti amministrativi e così via. La manovra finanziaria del Governo, infatti, nonostante una buona quantità di emendamenti, non ha inserito nessun provvedimento per la categoria. L’impressione è che nulla si potrà fare ad anno in corso e che questi lavoratori restino precari.

Emendamenti bocciati o non presi in considerazione

Durante il lungo e tortuoso iter della Legge di Stabilità, durante i passaggi Senato-Camera-Senato, nelle consuete tre letture, numerosi erano gli emendamenti che riguardavano questa categoria di lavoratori. Uno molto importante che meritava maggiore attenzione era relativo alla possibilità di garantire supplenti dopo 30 giorni di assenza continuativa di un collaboratore amministrativo o tecnico. L’emendamento, a firma della parlamentare del PD Malpezzi, è stato bocciato.

La Malpezzi in alcune interviste ha rimarcato anche la bontà di tutta l’operazione di riforma della Scuola, ma a dire il vero il centro di questa rivoluzione riguardava gli insegnanti, le famiglie e gli alunni, mentre il personale ATA sarà solo sfiorato dal provvedimento. Altra misura che non è stata inserita nella finanziaria mirava al reintegro o al ripristino di oltre 2.000 posti di lavoro tra gli ATA, tagliati con la Stabilità dell’anno scorso.

Stesso discorso per chi chiedeva l’apertura di un programma di formazione sulle metodologie di supporto agli studenti disabili. In pratica, con la giustificazione delle scarse coperture finanziarie, il Governo sembra che sia mancato dal punto di vista della sensibilità su questioni molto importanti.

Parità di trattamento con gli insegnanti?

La mobilitazione di diverse sigle sindacali ha indetto uno sciopero per il 12 gennaio con astensione dal servizio per tutto il giorno e con un presidio di protesta davanti la sede del Miur a Roma.

Lo sciopero riguarderà anche gli insegnanti che continuano a protestare contro la Legge de “La Buona Scuola”. Notizie positive per questi lavoratori non ce ne sono tante. Forse l’unica, come spiegato dalla UIL, è che il 22 gennaio scadranno le domande di cessazione dal servizio anche per gli assistenti, cioè per quelli che raggiungono i requisiti per la pensione. Al riguardo è confermata la depenalizzazione per coloro che hanno i requisiti di anzianità di lavoro ma che hanno un’età inferiore a 62 anni.

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Le domande di cessazione, una volta verificati i requisiti, servono solo per evitare di essere richiamati in servizio per l’anno scolastico 2016/17. L’istanza di cessazione non equivale a una domanda di pensione, ma deve essere inoltrata all’INPS con le consuete procedure o recandosi presso Patronati e Caf per l’assistenza gratuita.

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