Mentre il Governo si concentra maggiormente sulle misure utili per combattere la povertà, continua il dibattito al fine di arrivare ad una soluzione concreta sul tema previdenziale e concedere maggiore flessibilità in uscita a migliaia di lavoratori che, nel 2012 hanno dovuto fare i conti con la Legge Fornero.

E' vero che la riforma pensionistica contenuta nel Decreto Salva Italia del governo Monti ha provveduto a risanare i conti ma nello stesso tempo ha penalizzato gran parte dei lavoratori che si accingevano a lasciare il lavoro ed accedere al pensionamento.

Da tre anni il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano ha iniziato la dura battaglia sulla flessibilità e nel novembre scorso, la promessa di Matteo Renzi ha ridato le speranze a molti lavoratori: il Premier, infatti, aveva dichiarato di voler rimettere mano alla legge Fornero a partire dal 2016, promessa che non è stata ancora mantenuta.

La proposta di Damiano è la più accreditata

Ad intervenire, è stato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, che avrebbe confermato la volontà di riprendere il famigerato argomento anche se, nessuna decisione è stata presa sulla strategia da adottare. Resta comunque il fatto che l'ipotesi nata dal Presidente Damiano è la più accreditata da parte delle altre forze politiche: uscita a partire dai 62 anni di età anagrafica accompagnati dai 35 anni di versamenti contributivi con penalità massima dell'8% sull'assegno previdenziale.

Anche la proposta riguardante la Quota 41 valida per i precoci, rimane appetibile per il Governo. Un lavoratore, quindi, potrebbe lasciare anticipatamente il lavoro dopo aver raggiunto almeno 41 anni di contributi effettivamente versati.

Flessibilità, ritorna l'ipotesi del prestito pensionistico

Non si è più discusso, invece, sul famigerato prestito pensionistico ipotizzato dall'ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini ma stando ad alcune indiscrezioni l'ipotesi potrebbe ritornare in campo, in modo tale da dare la possibilità ai lavoratori di anticipare l'uscita di quattro anni rispetto ai requisiti attualmente vigenti (66 anni e 7 mesi), erogando una sorta di prestito, da restituire nel momento in cui viene percepito il trattamento pieno.