Le ultime novità sull'opzione donna arrivano trasversalmente dalle recenti discussioni che stanno animando la tematica sulla riforma delle pensioni. Gli ultimi interventi di rilievo a favore delle donne riguardano quello di Maria Luisa Gnecchi, componente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, che ha aspramente criticato la manovra Fornero e l'allarme lanciato dalla Uil sul decreto relativo al Part time agevolato appena firmato dal Ministro Poletti.

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L'Opzione donna richiesta a gran voce dalle iscritte ai gruppi Facebook 'opzione donna ultimo trimestre 57-58' e 'proroga opzione donna al 2018' resta davvero l'unica via di fuga per le lavoratrici che vorrebbero accedere prima alla quiescenza?

Riforma pensioni, Gnecchi: o si cambia o le donne andranno in pensione a 70 anni

Maria Luisa Gnecchi (Pd) ospite a DiMartedì ha affrontato la problematica previdenziale vissuta oggi dalle donne, ricordando che dal 2018 anche le lavoratrici del settore privato, siano esse dipendenti o autonome, dovranno avere 66 anni e 7 mesi di età per poter accedere al trattamento di vecchiaia.

Età anagrafica che dal 2019 aumenterà ancora a 67 anni per il meccanismo della speranza di vita. L'onorevole si mostra anche aspramente critica nei confronti di quella che chiama 'manovra Fornero' che impone alle donne nel sistema contributivo di avere un importo minimo della quiescenza che non può essere inferiore a 1 volta e mezzo l'assegno sociale, ossia circa 670 euro. Se questo importo non viene raggiunto, precisa la Gnecchi, la pensione di vecchiaia slitta di altri 3 anni.

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Poiché le donne hanno spesso carriere discontinue vi è il forte rischio, fa notare l'onorevole, che se non si faranno modifiche strutturali, eliminando tale soglia, le donne andranno tutte, o buona parte, in pensione a 70 anni. Per questo in Commissione Lavoro, dice, stiamo continuando a lavorare per concedere maggiore flessibilità in uscita a uomini e donne. Permettere questo vuol dire assegni più bassi aprendo però ad un fascia temporale, tra i 60 e i 70 anni, in cui le persone possano scegliere liberamente e consapevolmente, senza "sadiche penalizzazioni".

L'onorevole Gnecchi si è sempre detta favorevole all'estensione dell'opzione donna ed il suo battersi per consentire una maggiore libertà di scelta nell'uscita dal mondo del lavoro, non può che essere un segnale positivo nei confronti delle lavoratrici che stanno lottando per ottenerla.

Pensioni, allarme Uil: Part-time agevolato penalizza le donne

Ennesima doccia fredda per le lavoratrici donne giunge dalle considerazioni fatte dalla Uil a seguito dell'approvazione del decreto da parte del Ministro Poletti che ha dato il via al part time agevolato.

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La Uil lancia l'allarme per le donne, si tratta di un'altra discriminazione di genere. La misura pensata per i lavoratori che raggiungono i requisiti per la pensione di vecchiaia entro il 2018, rischia di estromettere le donne ed essere una soluzione a loro preclusa, spiega la Uil. Le lavoratrici nate nel 1951, ad esempio, che raggiungerebbero i 66 anni e 7 mesi richiesti dal part time agevolato entro il 31/12/2018 in realtà sono già in pensione dal 2012.

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Quelle nate nel 1952 accederanno alla quiescenza quest'anno con 64 anni, mentre le lavoratrici nate nel 1953 non riusciranno a raggiungere i requisiti entro il 2018.

Dunque per le donne per poter accedere alla quiescenza qualche anno prima, seppur penalizzante, non resta che l'opzione donna, che al momento però, lo ricordiamo, è appesa alle valutazioni che emergeranno dal 'contatore'.

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