Le polemiche e i confronti intorno al concorso scuola 2016 non cessano e l'impressione da parte dei diretti interessati è che si tratti di una vera e propria 'truffa'. Secondo i docenti precari, per comprendere a pieno in cosa consista questa 'truffa' e perché cercano l'appoggio dei docenti di ruolo per cercare di boicottare le procedure concorsuali, è necessario arrivare ai media. E così alla stampa specializzata è stata inviata una missiva che, a detta dei precari, spiega a fondo il funzionamento della scuola italiana. Le ultime riforme, attraverso alcuni dispositivi connessi alla cosiddetta autonomia scolastica, hanno trasformato la scuola in un'azienda: la lettera in questione di un docente precario spiega il funzionamento di questa 'azienda' e si chiede con sagacia se siano modalità accettabili oppure no.
Il percorso di formazione in questa particolare azienda
Colui che ha scritto la lettera si presenta come un laureato in ingegneria meccanica che, dopo pochi mesi dal conseguimento dal titolo, ha ottenuto un contratto a tempo determinato in una particolare azienda. Nonostante abbia svolto il suo lavoro con perseveranza e abbia riscosso buoni successi, a giugno non gli viene rinnovato il contratto. A settembre, però, viene nuovamente richiamato e la situazione si ripete per alcuni anni: lavoro da settembre a giugno, poi licenziamento, e nuovamente lavoro da giugno a settembre. Gli viene spiegato che la motivazione è che, per essere assunti a tempo indeterminato in quella specifica azienda, occorre una specifica formazione, il problema è che quei corsi non vengono banditi da molti anni.
Poi, ne viene bandito finalmente uno, ma a numero chiuso: il nostro non lo passa, nonostante i posti a concorso siano 20 e ad essere selezionati siano soltanto 16 candidati. Il suo lavoro continua con le medesime dinamiche fino a che riesce a partecipare ad uno di questi corsi di formazione: il problema è che, solitamente, sono le aziende a pagare la formazione ai propri dipendenti, ma in questo caso funziona altrimenti e il nostro è costretto a pagare circa 2500 euro, due mensilità del suo stipendio, a fronte delle nove mensilità che percepisce in un anno; nonostante ciò, il nostro, con grandi sacrifici, segue il corso e viene formato al meglio per il lavoro, che, comunque, svolgeva già da anni con discreto successo.
L'aspirazione al contratto a tempo indeterminato in questa particolare azienda
Nel frattempo, racconta l'impiegato, è giunta una sentenza della Corte Europea che condanna l'azienda per cui lavora da anni per reiterazione di contratti a tempo determinato: il nostro fa ricorso e spera nella stabilizzazione. Intanto, però, la sua azienda ha preso una nuova decisione: per lavorare, occorre non soltanto aver superato il famoso corso di formazione a spese proprie ma anche vincere un concorso predisposto ad hoc. Qualora il nostro, infine, non dovesse riuscire a superare questa ennesima prova, si troverà, dopo anni di lavoro svolto con passione e tenacia, ad essere cacciato dall'azienda per la quale, nonostante tutto, ha svolto la sua mansione con professionalità.
L'azienda presso cui lavora il protagonista del racconto è il Ministero dell'Istruzione.
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