Il 30 marzo è scaduto il termine utile per candidarsi al concorso scuola 2016. Numerose le polemiche e le manifestazioni di protesta verso un concorso a cattedra che si preannuncia come uno dei più osteggiati della storia della Repubblica Italiana. Dallo slittamento delle date della pubblicazione dei bandi, all'esclusione dei docenti non abilitati dal concorso. In base a quanto dispone la legge 107/2015 sono ammessi al concorso solo i docenti in possesso dell'abilitazione.

Chi però lavora da anni nel comparto Scuola, pur senza abilitazione, non ci sta a farsi definire un docente di serie B e di vedere il proprio lavoro sminuito. Gli appartenenti alla categoria dei docenti non abilitati affermano che non conta l'abilitazione quanto l'esperienza e la competenza. Migliaia sono stati i ricorsi, nella fattispecie 25 mila solo all'Anief. La prima ricorsista è stata ammessa al concorso a cattedra pur non avendo l'abilitazione.

A questo punto i docenti abilitati insorgono, non tanto quanto i colleghi ma contro la situazione in sé. Perché è stato necessario conseguire l'abilitazione se è possibile partecipare al concorso anche senza? Questa è la domanda che attanaglia gli abilitati.

Abilitazione per concorso scuola: e la legge 107/2015?

I docenti abilitati sono abbastanza infuriati. La loro ira non è indirizzata verso i docenti senza abilitazione, piuttosto verso chi ha imposto secondo disposizioni di legge - il Miur - che per prendere parte al concorso si dovesse essere in possesso dell'abilitazione - in base a quanto stabilito dalla legge 107/2015.

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Scuola

Dopo i primi ricorsi presentati - e vinti - al Tar del Lazio, in base ai quali anche docenti non abilitati sono stati ammessi al concorso, la domanda che sorge spontanea è: perché? Perché obbligare a frequentare un corso costoso e faticoso, anche lontano da casa, per acquisire maggiori competenze, se poi queste non vengono ritenute requisiti necessari per partecipare al concorso a cattedra?  

Se si prendono come esempio i Tfa, è possibile afferma che il corso da loro sostenuto è stato faticoso in quanto ha comportato un costo di circa 2500 euro, la partecipazione ad una prova preselettiva, atta ad effettuare una prima scrematura, nonché il sostegno di una prova effettiva.

Tempo, soldi ed impegno che a conti fatti non trovano un riscontro attivo. La richiesta dei docenti abilitati quindi è una: di essere immessi in ruolo senza dovere prendere parte al concorso. Se i docenti non abilitati venissero ammessi dal Tar del Lazio, dopo le date del 7 e del 21 aprile, al concorso a cattedra molti docenti in possesso dell'abilitazione promettono di agire contro lo Stato per truffa.

La rabbia dei docenti abilitati aumenta quando le cariche preposte ad esprimersi in merito si lasciano andare a considerazioni piuttosto che a reali giudizi obiettivi. Da un lato quindi ci sono i docenti non abilitati che chiedono il giusto rispetto del proprio lavoro, svolto da anni con bravura e professionalità all'interno degli istituti scolastici, dall'altro ci sono i docenti con abilitazione, egualmente competenti, che hanno speso soldi e tempo per conseguire un'abilitazione che sembra inutile.

Senza contare che, oltre a studiare per conseguire l'abilitazione, gli stessi lavoravano al contempo. La rabbia e la sensazione di ingiustizia aumentano. Non resta che attendere le date del 7 e del 21 aprile per sapere come si pronuncerà il Tar del Lazio. Con la sentenza emessa si potrà conoscere la futura azione dei docenti abilitati.

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