Il sussidio di disoccupazione Naspi rappresenta una forma di sostegno al reddito per tutti coloro che si trovano senza lavoro e in attesa di una nuova occupazione: questa particolare forma di welfare è stata estesa anche al personale della scuola che vive spesso un periodo di disoccupazione tra una chiamata e l’altra (si tratta soprattutto dei contratti che scadano il 30 giugno). Il meccanismo della Naspi, però, sembra esserepoco adatto alla situazione specifica del comparto ‘scuola’ e il racconto di una docente di Catania sembra confermare le contraddizioni insiste a questo meccanismo.
Il pericolo resta quello di dover restituire quanto percepito. L’esperienza è stata pubblicata sul gruppo Facebook ‘Professione Insegnante’ e rilanciata dal noto sito Orizzonte Scuola.
La questione della Naspi per il comparto ‘scuola’
Questa storia che sta facendo molto discutere riguarda una docente precaria di Catania che ha lavorato a Bergamo e che ha fatto domanda di disoccupazione Naspi nella sua città. Come previsto dalla normativa, per ottenere il sussidio occorre firmare il cosiddetto ‘patto di servizio’ con il quale si richiede al disoccupato di ‘mostrare le prove’ una volta a mese del fatto che sia realmente alla ricerca di una nuova occupazione. Il comparto ‘scuola’ – come hanno sottolineato in molti – funziona in altro modo: moltissimi docenti, infatti, concludono il proprio rapporto di lavoro il 30 giugno e poi lo riprendono agli inizi di settembre – l’elevato numero di bocciature al concorso scuola 2016 fa in modo che le ‘supplenze’ annuali anche l’anno prossimo siano in numero molto elevato.
Ma arriviamo al caso della docente di Catania.
La testimonianza della docente precaria sulla questione 'Naspi'
Sta facendo scalpore la testimonianza della docente di Catania che rischia di dover restituire quanto già ricevuto mediante l'erogazione della Naspi. All'insegnante è stato chiesto di portare il proprio curriculum con i timbri delle aziende presso le quali ha richiesto un lavoro, di scaricare e stampare la cronologia internet con la quale può dimostrare che è alla ricerca di lavoro, di portare copia delle ricevute delle sue candidature per un posto di lavoro, l’iscrizione al portale ClicLavoro e dimostrare di fare ricerche sul portale B@checa lavoro della Regione Sicilia stampando la cronologia delle ricerche effettuate.
Qualora non dovesse adempiere a tutte queste formalità, alla docente verrà sospeso il sussidio Naspi e dovrà restituire le somme già erogate. La preoccupazione della docente sta tutta nel fatto che, per motivi familiari molto gravi, è quasi del tutto impossibilitata a produrre tutta la documentazione. La riflessione, però, è anche un’altra: tutta la procedura non risponde alle esigenze specifiche del comparto ‘scuola’ e la docente conclude il suo lungo post affermando che si tratta ‘dell’ennesima schifezza che il nostro governo ha partorito’. Per aggiornamenti, cliccate su ‘Segui’ in alto sopra l’articolo.