L’agenda politica e parlamentare è tuta incentrata sul referendum del 4 novembre e sulla Legge di Bilancio. Il tema del rinnovo dei contratti de pubblico impiego sembrava essere stato di nuovo accantonato. Il Ministro Madia però, sorprendendo un po’ tutti, ha convocato i sindacati per domani 24 novembre. L’obbiettivo è trovare una sintesi tra proposte del Governo e richieste con l’obbiettivo di arrivare finalmente a sbloccare contratti che da oltre 7 anni sono fermi.

Intreccio con la Legge di Bilancio

Troppo spesso sembra cadere nel dimenticatoio il rinnovo del contratto per i lavoratori delle Pubbliche Amministrazioni. Un dimenticatoio che è lungo oltre i 7 anni che sono quelli in cui il contratto di fatto è rimasto formo dal punto di vista della retribuzione. Tutto sembrava rimandato a dopo il referendum, ma sembra che il tema sia tornato di stretta attualità, che Governo e sindacati abbiano riannodato i fili della trattativa organizzando l’incontro. Oltre un anno dopo che la Corte Costituzionale aveva riportato al centro dell’agenda di Governo il tema dei contratti, forse si arriverà ad una conclusione.

Nella Legge di Bilancio, alla voce Pubblico Impiego sono destinati 1,5 miliardi. Poco se si pensa che in questi anni di blocco, lo Stato pare abbia risparmiato oltre 9 miliardi di euro. I risparmi però hanno provocato una drastica riduzione di potere di acquisto per i lavoratori, ecco perché i sindacati sembrano ancora restii ad accettare aumenti di pochi euro. Inoltre, come ribadito dal Premier in persona, intervenuto all’inaugurazione dell’anno di studi della GDF (la Guardia di Finanza), il Governo ha intenzione di mettere la parola fine alle stagioni di blocco dei contratti, anche quelli di altre categorie come i metalmeccanici, la cui trattativa dura da un anno.

Sempre Renzi però, ha anche sottolineato la volontà dell’Esecutivo di dare maggior forza alle Forze dell’Ordine di cui tanto bisogno c’è nelle strade. Che significa tutto ciò? Che le risorse destinate in Stabilità, non saranno ad esclusivo appannaggio dei nuovi contratti, ma andranno anche e soprattutto, alle nuove assunzioni nelle Forze dell’Ordine. Come dire, un occhio ai conti pubblici ed un altro alle urgenze, ma tra queste, il contratto non sembra essere ai primi posti.

Il punto in vista dell’incontro

Il nodo risorse, come è facile immaginare, sarà un grande ostacolo da superare. I tempi però sono giusti, perché la Legge di Bilancio non è ancora approvata e si può intervenire con modifiche utili a rendere più decenti le cifre da spalmare sui contratti. Nelle idee del Ministro Madia, il dossier preparato dai tecnici dell’ARAN con il quale cercherà di persuadere i sindacati a trovare una intesa, dovrebbe portare a siglare una intesa che porti allo sblocco dei contratti. Ipotizzare la fumata bianca è possibile, ma a condizione che nella Legge di Bilancio vengano distinte le somme da destinare al contratto a quelle per le altre urgenze del settore Pubblico.

Cifre che naturalmente vanno implementate e divise in maniera differente da quanto stabilito dalla riforma Brunetta. Inaccettabile sarà per i sindacati, dare l’ok alla spartizione dei premi che taglia fuori del tutto il 25% dei lavoratori. La riforma Brunetta appare d’intralcio anche dal punto di vista degli effetti che ha avuto anche sulla figura dei sindacati. I sindacati, per via di quella riforma non sono più soggetti con potere negoziale, tanto è vero che i lavoratori pubblici oggi hanno perso, oltre che soldi per via del blocco, anche alcuni diritti sacrosanti. Per i loro rappresentanti, lo Stato essendo il massimo datore di lavoro esistente in Italia, non può penalizzare i lavoratori più di altri impiegati in settori privati.

Il dipendente statale negli ultimi anni è retrocesso nelle gerarchie dei lavoratori, penalizzato anche da un TFR da percepire dopo 4 anni, dall’impossibilità di chiedere l’anticipo per la casa o la salute e da una indennità di malattia penalizzata rispetto ai colleghi privati.

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