La normativa tributaria aggiornata dell’Agenzia delle Entrate riconosce molteplici benefici fiscali in favore dei soggetti in condizione di disabilità, nonché dei loro familiari. Il campo di applicazione delle norme è vasto e va dai permessi sul lavoro, per finire con le detrazioni fiscali che abbattono il reddito tassabile o le imposte da versare. La principale fonte normativa resta la vecchia Legge del 1992, quella sull’assistenza, integrazione e sui diritti delle persone affette da handicap. La Legge di Bilancio 2017 ha previsto alcune agevolazioni anche dal punto di vista previdenziale.

Ecco un quadro riassuntivo delle possibilità.

Assenze sul lavoro

La Legge 104 entra nella prassi comune dei lavoratori in virtù dei permessi e delle assenze dal lavoro che la stessa Legge giustifica per via della disabilità da cui è affetto il lavoratore o un suo familiare. La Legge 104 prevede che al lavoratore a cui vengano concessi i benefici della stessa, vengano concessi 3 giorni al mese di assenze, retribuiti normalmente e coperti da contributi figurativi. Nessun articolo della Legge parla di permessi in ore o di giornate di assenza frazionate, ma le recenti disposizioni dell’INPS ammettono la pratica. In parole povere un lavoratore potrà sfruttare i permessi relativi a questa facoltà, sia per suoi bisogni in caso di handicap personale o per quelli di un suo familiare disabile, anche spalmandoli per più giorni.

Le 3 giornate di permesso devono quindi essere frazionate in ore seguendo una semplice regola che meglio specifica quante ore al mese ha di permessi disponibili, sotto la 104, il lavoratore. Si prendono le ore settimanali di lavoro previste dal contratto, per esempio 40 e si dividono per i giorni lavorativi sempre relativi alla settimana, probabilmente 5.

Il risultato, cioè 8, sono le ore giornaliere di lavoro che vanno moltiplicate per 3 e si ottiene 24, che sono le ore di permesso retribuito che scaturiscono dalla Legge.

Le novità previdenziali

La Legge di Bilancio come dicevamo ha previsto alcune novità per quanto riguarda i disabili che sono prossimi alla pensione. L’APE sociale e quota 41 in effetti sono interventi a metà strada tra il previdenziale e l’assistenziale proprio in virtù della loro particolare applicazione ai soggetti che hanno a che fare con disabilità.

L’APE consente a persone con 63 anni compiuti e 30 di contributi, se affette da disabilità pari o superiore al 74%, di lasciare il lavoro anticipatamente ottenendo un prestito ponte pari alla pensione maturata fino al momento dell’uscita e fino ai 66 anni e 7 mesi a partire dai quali, spetterebbe loro la pensione di vecchiaia secondo le normali norme previdenziali.

Il prestito erogato dall’INPS e finanziato dalle banche non prevede tredicesima, non è reversibile e non è imponibile fiscalmente e soprattutto, non deve essere restituito dal pensionato perché a questo ci penserà lo Stato. La possibilità si estende anche a soggetti che hanno familiari a carico nelle stesse condizioni di disabilità prima descritte.

Quota 41 è l’altra novità previdenziale, stavolta applicata alla pensione anticipata. Il disabile o chi ha disabili a carico sempre a partire dal 74% di invalidità accertata, potrà lasciare il lavoro prima dei 42 anni e 10 mesi di contributi che servono oggi, non appena ne completa 41, purché abbia 12 mesi versati prima dei 19 anni di età (precoce).

Un Fisco più vantaggioso

Anche dal punto di vista fiscale i vantaggi per gli invalidi sono molti. Basti pensare che per i figli a carico le detrazioni salgono di 400 euro rispetto alle detrazioni previste normalmente per i familiari a carico. Anche l’acquisto dell’auto ha particolari vantaggi. Innanzitutto, al costo di acquisto viene applicata l’IVA agevolata del 4%.

Inoltre vige l’esenzione totale del bollo auto e l’esenzione dalle imposte di trascrizione per i passaggi di proprietà. Queste esenzioni si applicano non solo al disabile, ma anche ai familiari nel caso in cui il disabile risulti a carico di uno di essi.