Il 13 marzo dovrebbe essere tutto chiarito, con l’emanazione dei decreti attuativi su APE e Quota 41 che partiranno poi il 1° maggio 2017. Il 13 marzo è previsto un nuovo summit tra Governo e parti sociali e con qualche giorno di ritardo rispetto al 2 marzo, i decreti tanto attesi saranno presentati. Le ultime riunioni hanno dimostrato la volontà del Governo di rispondere alle richieste dei sindacati e quindi a cambiare qualcosa su quelle misure che sembravano già pronte. Tra le varie richieste delle parti sociali, quella sui lavori gravosi che darebbero diritto a molti di poter accedere all’APE sociale e quota 41, resta una di quelle per cui il Governo ha aperto una porta a piccoli ma significativi correttivi. Adesso, se questi correttivi si faranno o no, resta una questione di tempo, perché lunedì prossimo, tutto sarà chiarito.

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APE e quota 41 per lavori gravosi

Le due novità più importanti del pacchetto Pensioni che è uscito dalla Legge di Bilancio sono APE e quota 41. Due misure che si rivolgono a due settori distinti della previdenza. L’APE è uno strumento di anticipo rispetto alle soglie ed ai requisiti per la pensione di vecchiaia, mentre quota 41 si riferisce alla pensione anticipata, cioè alla vecchia pensione di anzianità. Con l’APE si potrà lasciare il lavoro a partire dai 63 anni, con 20 di contributi nella versione volontaria, mentre nell’APE sociale, ne servono 30 se disoccupati, invalidi o con invalidi a carico e 36 se impegnati in attività gravose.

Quota 41 invece è destinata a lavoratori con almeno 41 anni di contributi, senza limiti di età, ma con 12 mesi di contributi, anche non continuativi, versati prima dei 19 anni di età. Anche quota 41 però è destinata solo a disoccupati, invalidi o a soggetti che rientrano tra i lavori gravosi. Per tutte e due le misure, i requisiti specifici per disoccupati (da 3 mesi senza ammortizzatori) o invalidi (74% minimo di disabilità, anche per soggetti a carico), sono già fissati e non saranno cambiati. Per i lavori gravosi invece, qualcosa potrebbe fuoriuscire nei decreti.

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Attività logoranti

“Attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo e soprattutto, in età avanzata”. In sintesi, questo quello che il Governo ha deciso nello stabilire l’elenco delle attività reputate gravose. Sono undici quelle che sono state previste dalla scorsa Legge di Bilancio, ma interventi di sindacati, gruppi di lavoratori precoci e soggetti vari, spingono per estendere ad altre il beneficio di APE gratuita e quota 41.

Le undici attività logoranti sono gli edili, le maestre di asilo, gli infermieri (anche le ostetriche) delle sala operatorie, i facchini, i camionisti, i conduttori di treni, addetti alle pulizie, operatori ecologici, addetti all’ assistenza anziani e disabili, gruisti e conciatori di pelli. C’è chi spinge per l’ingresso di vigili e pompieri, di operai nel settore chimico o farmaceutico e così via. Se estendere le categorie sembra difficile, almeno per l’immediato, visti i ristretti tempi, sembra che l’intervento nei decreti attuativi sarà doppio, a correzione di due aspetti della misura.

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Innanzi tutto, va detonato il paletto della continuità lavorativa negli ultimi sei anni di lavoro prima di richiedere APE o quota 41. In pratica, viene chiesto un lavoro ininterrotto nelle mansioni logoranti, per gli ultimi sei anni. Il Governo pensa ad una franchigia di dodici mesi, cioè ad uno sconto per chi, come gli edili, ha periodi di lavoro discontinui durante l’anno solare. Inoltre, si pensa a considerare gravoso il lavoro specifico e non di settore. In pratica, non basterà essere inquadrato nel settore edilizia per essere considerato impegnato in un lavoro gravoso, ma bisognerà che il datore di lavoro ne attesti la qualità. Un edile che svolge mansioni tecniche per esempio, cioè in ufficio, non è paragonabile dal punto di vista della gravosità di mansione, ad un manovale sui cantieri.