Dal Governo fanno sapere che la data di partenza delle due grandi novità previdenziali, cioè APE e Quota 41, non sarebbe a rischio, confermata come era per il 1° maggio. L’incontro di ieri sera, dopo il paventato rischio di un ennesimo rinvio, non ha risolto nulla circa i dubbi e le perplessità che accompagnano le due misure. I sindacati, se da un lato hanno considerato utile l’incontro, dall’altro hanno pubblicamente dichiarato che un giudizio sulle misure sarà dato solo a decreti attuativi emanati.

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Proprio i decreti sono l’ago della bilancia, con un sostanziale ritardo rispetto ai 60 giorni previsti, dopo l’entrata in vigore della Legge di Bilancio. La scadenza era fissata per il 2 marzo e se non ci saranno intoppi, il 23 marzo (nuovo summit con i sindacati) saranno emanati. Se da un lato il Governo dichiara l’assenza di problemi derivanti dai ritardi, non si può certo dire che non si verificheranno problemi. Un articolo del quotidiano “il Sole24Ore” di ieri, la dice lunga su quello che potrebbe accadere da qui a maggio.

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Il tavolo tecnico

Che la partita sulla riforma previdenziale e su APE e quota 41 sia entrata nella fase cruciale, lo dimostrano le date calendarizzate. Governo e sindacati si sono incontrati ieri, 20 marzo e lo rifaranno giovedì 23. I decreti attuativi non sono ancora pronti e il rischio che il 1° maggio non si riesca a far partire le misure, nonostante il Governo continui a dimostrare tranquillità, non è del tutto campato in aria.

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Ieri sera, il Governo ha stabilito la data entro il quale si potrà richiedere l’APE (ma sarà identica anche per la misura gemella di quota 41), per coloro che raggiungeranno i requisiti nel 2017. Il termine è il 30 giugno, cioè, nella migliore delle ipotesi, 60 giorni di tempo (se si partirà davvero il 1° maggio). Sembra un modo per ridurre drasticamente il numero di richieste, per posticiparle al 2018.

Infatti, conti alla mano, solo per l’APE sociale, sarebbero 35.000 i potenziali richiedenti e questo, in 2 mesi di tempo, significherebbe paralizzare la macchina operativa che metterà in piedi l’INPS. Infatti, ai lavoratori verrà chiesto di presentare istanza di certificazione del diritto e solo dopo la conferma dell’Istituto, circa il rientrare nel beneficio dell’APE, si passerà alla domanda vera e propria. Un autentico lavoraccio per l’Istituto, in un tempo relativamente breve come stabilito ieri.

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I decreti attuativi

Un altro tassello che pochi considerano è quello dei tempi tecnici dei decreti attuativi che dovevano essere emanati il 2 marzo. I decreti sono testi condivisi con il Ministero di Economia e Finanze, per poi essere valutati da Consiglio di Stato e Corte dei Conti. Tutti passaggi dovuti per valutazione finanziaria e coperture delle novità previdenziali. Ipotizzare la pubblicazione dei decreti, in Gazzetta Ufficiale per fine Aprile, non è esercizio azzardato.

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Si arriverebbe all’immediata vigilia della data di avvio di cui parla il Governo, il 1° maggio. Ieri sera, il Governo ha confermato quanto diceva a fine 2016 parlando del costo dell’APE. Interessi compresi nella forbice 4,5-4,7% e spese assicurative del 29% sul montante erogato come pensione in prestito. Dopo i decreti, andranno chiuse le convenzioni con ABI ed ANIA, per finanziamento e coperture assicurative. Non è sicuro che il tasso di interesse previsto dall’Esecutivo resti questo, perché da ottobre 2016 ad oggi, molto è cambiato come condizioni di mercato. Senza calcolare che vanno sistemati i paletti contestati dai sindacati, come la continuità lavorativa negli ultimi 6 anni, richiesta a molti di quelli che chiederanno l’APE sociale o quota 41. Inoltre, l’APE è sperimentale, suscettibile di monitoraggio per rientrare nei 300 milioni stanziati per il 2017. Partire nei tempi previsti diventa importante proprio per chiudere il 2017 senza sforare sulle coperture. Il 23 è previsto un nuovo incontro sulla fase 2 di riforma, ma ipotizzare il via alla seconda tappa, senza chiudere la prima sembra impossibile.

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