Sembrava che l’incontro di ieri sera, quello tra Governo e sindacati che fu già rinviato il 13 marzo, subisse l’ennesimo spostamento. Invece, ieri sera la notizia che il tavolo di discussione tra Esecutivo e parti sociali era ripartito. I tanto attesi decreti attuativi su APE e quota 41 però, non sono ancora pronti, ma l’incontro di ieri sera ha visto il Governo confermare la data di partenza dell’APE, in tutte le sue versioni e soprattutto, la data di scadenza per le domande.

Ben 35mila lavoratori che secondo il Governo sono possibili fruitori dell’APE sociale e tutti gli altri che potrebbero richiedere l’APE volontaria avranno tempo entro il 30 giugno. Inoltre, sarebbe noto il costo che dovranno sostenere i lavoratori che aderiranno all’APE volontaria, quella a completo carico del pensionato. Ecco le novità più importanti dell’incontro e che scenari si aprono in vista del secondo round che si terrà il 23 marzo.

APE sociale

Come dicevamo, la platea di possibili beneficiari dell’APE agevolata, quella a carico dello Stato, è di 35mila unità. Nonostante il ritardo nei decreti attuativi, il Governo ha confermato che tutto partirà il 1°maggio. Ci saranno 60 giorni di tempo, cioè fino al 30 giugno, per presentare istanza all’INPS. Nel 2018 invece, la data limite per le istanze sarà il 31 marzo. Tutto confermato quindi per disoccupati che da tre mesi non percepiscono più ammortizzatori sociali, per invalidi con invalidità del 74% minimo o con invalidi, dello stesso tipo a carico.

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Pensioni

Sono questi i soggetti che, se nel 2017 avranno raggiunto i 63 anni di età con 30 anni di contributi effettivi versati (non figurativi), potranno richiedere l’APE agevolata. Stessa facoltà per i lavori gravosi individuati nell’ultima manovra di Bilancio del Governo. Tra le categorie che vi rientrano, tra gli altri, operai dell'edilizia, conduttori di mezzi pesanti e treni, insegnanti di scuola dell'infanzia, infermieri con lavoro in turni.

In questo caso sono necessari 36 anni di contributi effettivi, dei quali, gli ultimi 6 anni continuativi. Proprio su questi resta il nodo delle platee con i sindacati a chiedere di evitare paletti ed interpretazioni che restringono il perimetro dei beneficiari, primo tra tutti quello della continuità lavorativa negli ultimi sei anni di lavoro prima della richiesta di APE. Le cifre della pensione restano quelle inserite nel pacchetto previdenziale della Legge di Bilancio, cioè importo non superiore a 1.500 euro al mese e pensione calcolata in base ai contributi versati alla data di uscita dal lavoro. Una pensione erogata in 12 mensilità, cioè senza tredicesima, non reversibile e non rivalutabile negli anni.

APE volontaria

Se sul successo dell’APE sociale non sembra esserci nessun dubbio, essendo una misura che somiglia più ad uno strumento assistenziale che previdenziale, andando a coprire situazioni di disagio sociale e lavorativo, non è così per l’APE volontaria. In questo caso, il costo dell’anticipo sarebbe tutto a carico del pensionato, anche se lo inizierebbe a subire a partire dai 66 anni e 7 mesi di età, cioè a pensione di vecchiaia raggiunta.

La pensione, sempre in 12 mensilità, altro non è che un finanziamento bancario, una sorta di prestito con interessi e spese. Il Governo ha confermato il tasso di interesse tra il 4,5 ed il 4,7% per ogni anno di anticipo ed il 29% sul montante erogato come spese assicurative. Se il prestito è erogato su 12 mesi, la rata da restituire una volta in pensione per davvero sarà sui 13 mesi. Conti alla mano, per un anticipo richiesto a 63 anni, sull’85% della pensione spettante (il massimo richiedibile), un soggetto che riceverà 39.300 euro (una pensione di 1.280 euro circa), ne dovrà restituire 54.000, cioè oltre 200 euro di taglio al mese.

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