Giornata importante quella di oggi 18 aprile, perché un comunicato stampa della Presidenza del Consiglio conferma l’avvenuta firma del decreto sull’APE sociale. Dopo la vidimazione del Presidente Gentiloni, il decreto è pronto per essere valutato dal Consiglio di Stato e poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Mancano pochi giorni alla fatidica data del 1° maggio, cioè quando la Legge di Stabilità aveva previsto che partissero le novità previdenziali inserite nel suo pacchetto Pensioni. Il decreto di oggi è relativo solo alla versione assistenziale o sociale dell’Anticipo Pensionistico e probabilmente, questa sarà la prima misura che partirà a maggio.

Si resta in attesa degli altri atti relativi all’APE volontario ed a Quota 41, misure che evidentemente, necessitano di ulteriore tempo per i decreti.

La misura

Questa è la settimana più importante dal punto di vista previdenziale ed il fatto che oggi sia uscita la “fumata bianca” per il primo dei decreti, lo conferma. L’APE sociale diventa realtà e sarà come previsto, un reddito ponte destinato a soggetti che si trovano a 3 anni e 7 mesi di distanza dai 66 anni e 7 mesi che servirebbero per la pensione di vecchiaia.

I soggetti che dal prossimo primo maggio si troveranno a compiere 63 anni e che avranno almeno 30 anni di contributi versati, saranno i possibili beneficiari di questa uscita anticipata. I requisiti anagrafici-contributivi però, non saranno gli unici ad essere necessari per l’accesso alla misura. Serve anche, essere disoccupati, che da almeno 3 mesi hanno chiuso il periodo di disoccupazione indennizzata o di mobilità.

In alternativa, bisogna avere una disabilità accertata di almeno il 74% o avere un disabile con le stesse caratteristiche come soggetto a carico. Per le 11 categorie di lavoratori impiegati in attività gravose e logoranti, le ormai famose maestre di asilo e gli edili, tanto per citare due delle 11 categorie, saranno necessari 36 anni di contributi versati, dei quali 6 svolti negli ultimi 7 anni di lavoro.

Quest’ultimo punto è l’unico correttivo che si è riuscito ad inserire in sede di preparazione dei decreti, cioè la franchigia di 12 mesi applicata al paletto della continuità lavorativa di 6 anni.

Altre notizie utili

I soggetti che risulteranno beneficiari di questo reddito che li accompagnerà alla pensione, riceveranno un assegno mensile da parte dell’INPS. Una specie di pensione fatta di 12 mensilità, non reversibile e non rivalutabile dal punto di vista dell’inflazione. L’importo erogato sarà calcolato in base all’ammontare dei contributi versati al momento della presentazione della domanda. L’importo massimo erogabile è di 1.500 euro mensili.

Il fatto che non si tratta di una vera e propria pensione, ha il vantaggio della tassazione. Infatti, essendo le erogazioni dell’APE, equiparata ad un reddito da lavoro dipendente, la cifra che si percepirà al netto delle tasse sarà maggiore rispetto ad una vera pensione di importo identico. Confermate le date di presentazione delle istanze e la natura sperimentale della misura. Gli interessati avranno 60 giorni di tempo per presentare istanza, cioè dal 1° maggio al 30 giugno, sempre che l’INPS riesca ad approntare in questi pochi giorni rimasti, tutta la macchina operativa necessaria. La prima finestra utile, cioè la decorrenza delle prime erogazioni di assegno sarà prevedibilmente tra settembre e dicembre 2017.

La misura come dicevamo è sperimentale e sarà la prossima manovra finanziaria a stabilire se il Governo vorrà rendere strutturale l’APE sociale. Per il 2018, secondo anno di sperimentazione della misura, le domande dovrebbero essere presentate tra il 1° gennaio ed il 1° marzo. Sono stanziati 300 milioni di euro per questo 2017 ed il Governo ha predisposto con l’INPS, un sistema di monitoraggio. Nel caso in cui le domande fossero maggiori dei soldi disponibili, l’APE verrà erogata in base ad una graduatoria che darà priorità ai soggetti di età più avanzata tra i richiedenti. Per chi non dovesse rientrare in questa prima finestra utile per via delle risorse terminate, la decorrenza della propria prestazione sarà posticipata all’anno venturo, quando è già previsto uno stanziamento di 609 milioni di euro.

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