L’incontro di domani 4 aprile tra Governo e sindacati dovrebbe far luce sui decreti attuativi che servono a completamento dell’iter di APE e quota 41. Il condizionale è obbligato per via di quanto successo negli ultimi incontri, con i decreti attuativi previsti per il 2 marzo che vengono di volta in volta posticipati. I decreti chiariranno alcuni aspetti di queste due misure, soprattutto quelle legate alla platea di beneficiari ed alla modalità di presentazione delle domande.

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Come funzionerà l’APE, sia nella versione volontaria che in quella assistenziale, tutto sembra chiaro. Si tratta di limare qualcosina, ma l’Anticipo Pensionistico è bello e pronto, con la pensione di vecchiaia concessa a partire dai 63 anni.

La speranza di vita

Una delle cose che i cittadini contestano all’attuale sistema previdenziale è il collegamento tra i requisiti di uscita dal lavoro e la speranza di vita. Annualmente, l’ISTAT presenta i dati sulla vita media dei cittadini.

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Pensioni

Più salgono questi dati e più si allontana la pensione per gli italiani. I requisiti di accesso alla pensione si inaspriscono, se la speranza di vita degli italiani, certificata dai dati dell’Istituto di Statistica, sale. Ecco perché, per esempio, opzione donna è passata dai 57 anni e 3 mesi di età necessari il primo anno di sperimentazione della misura, ai 57 anni e 7 mesi del 2016. Lo stesso è successo per la pensione di anzianità, o anticipata come si chiama a partire dalla riforma Fornero, che oggi si percepisce a 42 anni e 10 mesi se uomini o a 41 anni e 10 mesi se donne.

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Lo stop agli scatti relativi alla speranza di vita sono calmierati al 2018, per poi salire di nuovo dal 2019, pare con altri 5 mesi di aumenti. I dati ultimi dell’ISTAT però sembrano in controtendenza rispetto agli ultimi anni. In pratica, dalle ultime statistiche, sembra che si inizi a vivere di meno, almeno in media. Un fatto che non inciderà con quanto già previsto in sede normativa, con la pensione di vecchiaia che dal 2019 rischia seriamente di essere erogata a partire da 67 anni (oggi il requisito è fissato a 66 anni e 7 mesi). Se questo non accadrà nel 2019, quasi certamente, il limite salirà tra il 2020 ed il 2021, perché questo paletto faceva parte della Legge Fornero.

Anche l’APE subirà l’impatto della stima di vita

L’APE è una misura sperimentale che verrà valutata fino al 31 dicembre 2018. Se verrà confermato l’aumento a 67 anni del requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, anche l’APE non potrà più essere percepita a partire dai 63 anni. Dal 1° maggio, se l’APE partirà davvero, potranno fare richiesta coloro che si troveranno come minimo, a 3 anni e 7 mesi dal raggiungere la soglia anagrafica per la pensione di vecchiaia.

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Appare evidente che salendo a 67 anni il limite per la quiescenza di vecchiaia, anche l’APE salirà di 5 mesi. In pratica, quanto si asserisce oggi in relazione all’anticipo Pensionistico a partire dai 63 anni, rischi di essere subito corretto con il nuovo requisito di accesso a 63 anni e 5 mesi. Un problema che rischia di rendere l’APE, uno strumento erogato in misura diversa da soggetto a soggetto, perdendo il requisito dell’uniformità di applicazione.

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In pratica, chi è nato entro la fine del 1953, potrebbe richiedere l’APE come previsto oggi, cioè a 63 anni. Per chi è nato dopo, si salirebbe di diversi mesi. Senza contare che parte dei lavoratori nati nel 1955 (quelli nati dopo giugno), non centrerebbero il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018 (scadenza della sperimentazione dell’APE), restando tagliati fuori dallo strumento. Questo sempre che il Governo non decida di prorogare la misura. Una situazione che risulterebbe identica a quanto successo alle lavoratrici con opzione donna.

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