Riparte il confronto fra il Governo Gentiloni e le forze sociali. Dibattito che dovrebbe portare alla risoluzione di alcuni temi in materia previdenziale lasciati in sospeso con la nuova Legge di Stabilità. Si tratta della cosiddetta Fase 2 dell'accordo siglato lo scorso settembre.

I sindacati nuovamente a confronto con il Governo

Sono tanti gli argomenti che dovranno essere affrontati: dalla previdenza complementare, alla valorizzazione del lavoro non retribuito, all'eliminazione della soglia minima per l'accesso alla pensione anticipata e alla revisione della Quota 41 al fine di estendere la misura ad una platea più ampia di lavoratori.

Sono queste le proposte dei sindacati Cgil, Cisl e Uil sulle quali sarà chiamato a rispondere l'esecutivo. Mancano ancora i decreti attuativi volti a dare efficacia alle norme previdenziali anche se, ormai è noto che le domande per accedere ai benefici dovranno essere presentate fra il primo maggio e il 30 giugno 2017.

Barbagallo: 'fare presto con l'Ape Social'

Stando a fonti indiscrete, si dovrà fare il punto anche sull'Ape e sulla Quota 41 a favore dei lavoratori precoci dal momento che hanno causato non poche polemiche. Ad intervenire è il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo: "I decreti dovevano essere pronti entro la fine di febbraio. Bisogna sbrigarsi per far partire l'Ape social dal primo maggio e, perciò, occorre superare i ritardi sui decreti attuativi", ha detto il leader sindacale.

Non è escluso che, a margine del confronto, si discuterà anche sull'Ape di mercato con lo scopo di fissare un TAN iniziale del 2,75 % che andrà a coprire l'80% del finanziamento e il costo della polizza che verrà stipulata contro il rischio di premorienza del lavoratore. Si attendono anche i dettagli sull'Ape aziendale, ovvero quella misura che permetterebbe al lavoratore di anticipare l'uscita a partire dai 63 anni di età anagrafica e 20 anni di contributi nell'ambito di una ristrutturazione aziendale.

Il confronto, infatti, mirerà a stabilire la percentuale di costo che andrebbe a gravare sul lavoratore per ogni anon di anticipo dell'età pensionabile.