La Camera dei Deputati ha compiuto oggi un passo in avanti per quanto riguarda il destino dell’abolizione dei #voucher. Essi non sono altro che dei buoni cartacei che il datore di Lavoro compra presso istituti bancari, tabaccai convenzionati col servizio, e persino alle poste. Il tagliando dunque rappresenta una forma di pagamento che, purtroppo, non prevede la giusta tutela. Non avendo questa funzione, il voucher dunque non dà diritto ai lavoratori di accumulare le ferie, e soprattutto, non prevede l’intero totale dei contributi che spetterebbero a chi invece percepisce una busta paga.

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La decisione del Governo

Durante la votazione che si è tenuta questo pomeriggio presso Palazzo Montecitorio, la Camera dei Deputati ha approvato con 232 voti favorevoli, 52 voti contrari e 68 astenuti il decreto legge secondo cui i voucher dovrebbero essere aboliti. Il documento, dunque, a breve passerà nelle mani del Senato per la seconda lettura. Nel frattempo continua a scorrere il tempo che porta al 28 maggio, data in cui sarebbe previsto il referendum sull’argomento.

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Lavoro

Il testo del decreto prevede la soppressione della disciplina del lavoro accessorio, oltre che all’utilizzo, entro il 31 dicembre di quest’anno, dei buoni già richiesti fino al 17 marzo. Per ciò che concerne il baby-sitting invece, il Ministero del Lavoro ha autorizzato l’#Inps a distribuire voucher per queste finalità. Per quanto riguarda gli appalti, il nuovo decreto andrà a regolare meglio il rapporto tra committente ed appaltatore in ambito retributivo e non solo.

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La nuova proposta

Il nuovo decreto lascia spazio all’introduzione del lavoro intermittente a chiamata, il quale si può attivare a qualsiasi settore e limite di età e prevede un massimo di 400 giornate lavorative distribuite nell’ arco di tre anni. Inoltre, è prevista anche la possibilità di ricorrere a mini contratti che andranno ad impegnare il lavoratore per 70 giornate o 500 ore lavorative all’ anno.

Le dichiarazioni di Susanna Camusso sulla materia

Il segretario della CGIL annuncia che le mobilitazioni non termineranno fino a quando il decreto non verrà convertito in legge.

La Camusso si esprime dunque a sfavore dei Governi precedenti a quello in vigore, affermando che questi hanno annullato, nel corso degli anni, garanzie, diritti e dignità dei lavoratori, e l’approvazione di questo decreto servirà per ritrovare l’unità giusta per affrontare una ‘battaglia’ e riconquistare la previdenza in quest’ambito, non solo per chi già ne fa parte, ma anche per i numerosi giovani che si affacciano in questo mondo.

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