Countdown, una delle più grandi catene di supermercati per numero di punti vendita della Nuova Zelanda ha introdotto una nuova politica aziendale, estremamente evoluta in senso progressista e libertaria, volta ad aiutare il personale transgender. "Non importa il tuo sesso, età, etnia o identità di genere o orientamento sessuale, vogliamo che tutti si sentano sostenuti quando lavorano al Countdown," ha detto il Direttore Generale James Walker.

Ambiente di lavoro inclusivo

In un comunicato stampa l’azienda ha precisato come la loro politica miri “a fornire un ambiente inclusivo, così come l'assistenza pratica a disposizione dei dipendenti che stanno effettuando la transizione di genere”.

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In pratica la politica aziendale si concretizza nel poter usare il proprio nuovo nome, scegliere il pronome Lei-Lui a propria scelta, utilizzare i servizi igienici e spogliatoi che corrispondono alla propria identità di genere, garantire la possibilità di utilizzare i permessi per le assenze per i trattamenti medici necessari alla transizione. Inoltre i lavoratori transgender potranno indossare abiti che corrispondono alla loro identità di genere, e avere accesso a consulenza riservata e di sostegno attraverso il programma di assistenza dei dipendenti della società.

Apprezzamenti dalla comunità LGBT

Naturalmente l’iniziativa ha ottenuto grandi apprezzamenti dalla comunità LGBT, e specificatamente dai rappresentanti dei transgender. In particolare, Agender NZ, un’organizzazione no profit che ha come scopo il supporto ai transgender e alle loro famiglie, ha elogiato la mossa di Countdown. Tracee Nelley, presidente di Agender NZ, ha detto che Countdown è sicuramente sulla strada giusta e ha definito la politica aziendale di Countdown “Spettacolare”. Tracee Nelley ha proseguito spiegando che “La transizione può essere un momento di vulnerabilità in cui la discriminazione può essere ancora più forte per cui è importante che vi siano chiari messaggi che la persona sarà sicura e sostenuta.

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È davvero bello vedere come un grande datore di Lavoro come Countdown sostenga una presa di posizione contro la discriminazione, garantendo che i diritti umani del personale siano rispettati.”

E in Italia?

Arcigay nel 2011 ha pubblicato una ricerca riguardante la condizione lavorativa delle persone transessuali nel nostro paese. Dai dati della ricerca risulta che il 45% delle persone transessuali ha subito discriminazioni sul posto di lavoro e il 25% ha perso il lavoro a seguito del coming out. A seguito della ricerca è stato redatto un manuale per operatori e mediatori in ambito lavorativo che interagiscono con persone LGBT.

Secondo Monica Romano, donna transgender, esperta di Lavoro, militante LGBT, il mobbing nei confronti dei transessuali può essere sia verticale (da parte dei superiori) che orizzontale (da parte dei colleghi di pari grado). Ciò che Monica Romano suggerisce è un lavoro culturale, volto ad eliminare gli stereotipi riguardanti i soggetti transgender. Secondo la Romano non si tratterebbe solo di invitare il personale delle aziende a partecipare a incontri e conferenze sull'identità di genere, si tratterebbe, in realtà, di far comprendere che le persone transgender (e non solo) sono risorse umane a cui non rinunciare.

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Naturalmente la realtà itlaiana è molto lontana dal'azienda neozelandese.