Yuri Guaiana, attivista dell'associazione radicale "Certi Diritti", in prima linea per la difesa dei diritti LGBT, è stato arrestato dalla polizia russa mentre si stava recando alla procura generale di Mosca per consegnare le firme raccolte dalla petizione contro le torture e gli abusi subìti dai gay in Cecenia, insieme con i militanti dell'associazione "All Out". A darne la notizia su Facebook è stato il radicale Marco Cappato. Insieme a Guaiana, unico straniero tra gli arrestati, sono stati fermati quattro attivisti russi: Alexandra Aleksieva, Marina Dedales, Nikita Safronov e Valentina Dekhtiarenko.

Guaiana assistito dal Consolato Italiano a Mosca

Guaiana è comunque riuscito dallo stato di fermo a mettersi in contatto con Radio Radicale, spiegando che l'arresto è avvenuto mentre gli attivisti stavano tentando di recapitare al Procuratore Generale della Federazione Russa alcune casse piene di firme raccolte per la difesa dei diritti gay in Cecenia. Il sottosegretario agli Esteri, Benedetto della Vedova, ha confermato su twitter che Guaiana sta bene ed è assistito dal Consolato Italiano a Mosca.

Il premier ceceno sostiene che i gay non esistono

La situazione di repressione brutale nei confronti delle persone LGBT in Cecenia è nota da tempo e il mese scorso era stata denunciata dal periodico Novaya Gazeta. Gli omosessuali vengono rapiti, detenuti illegalmente, torturati e in alcuni casi uccisi. Se la vicenda non fosse tragica, la posizione ufficiale del Governo ceceno sarebbe comica: il premier Ramzan Kadyrov è arrivato addirittura a dire che nel paese i gay non esistono ed ha aggiunto che, se anche esistessero, le loro stesse famiglie li manderebbero all'altro mondo, alludendo al fatto che in Cecenia è previsto il delitto d'onore, per cui chiunque si senta disonorato dall'orientamento sessuale di un familiare può ucciderlo senza commettere alcun reato.

Il silenzio di Angelino Alfano

Nel frattempo rimane in silenzio il nostro Ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Dal canto suo, l'eurodeputato Daniele Viotti, co-presidente dell'intergruppo LGBT al Parlamento europeo, sostiene che il governo italiano dovrebbe fare tutto ciò che è nelle proprie forze per riportare a casa Yuri e per favorire il rilascio degli altri attivisti russi. Secondo quanto riportato da Viotti, l'Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, sta attivando la delegazione della UE a Mosca.

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