Whatsapp, l’applicazione gratuita di messaggistica istantanea, nata nel 2009 ed acquistata dal colosso Facebook il 19 febbraio del 2014, conta circa 1 miliardo di utenti di tutto il mondo. Grazie a questo potente strumento ormai gente da ogni parte del mondo può permettersi di scambiarsi un'infinità di messaggio testuali, foto, video e note audio. Ma chi l’avrebbe mai detto che ricevere un messaggio su WhatsApp potrebbe compromettere le sorti del tuo Lavoro.

La vicenda

La protagonista di questa triste storia è una dipendente di un’ azienda siciliana che da un giorno all'altro ha ricevuto un messaggino, sul popolare social network WhatsApp, da parte del suo datore di lavoro in cui veniva annunciato il suo licenziamento.

A seguito dell'accaduto la donna ha deciso di rivolgersi alla giustizia, facendo ricorso al tribunale, convinta che la modalità del suo licenziamento non fosse ritenuta valida. In realtà le cose sono andate in maniera diversa rispetto alle aspettative della dipendente. Infatti, a pronunciare la sentenza è stato il giudice Mario Fiorentino, il 27 giugno nel Tribunale del Lavoro di Catania, che ha rigettato il ricorso della donna. A suo giudizio il licenziamento in questione è stato ritenuto lecito in quanto: "assolve l’onere della forma scritta pur trattandosi di un documento informatico". Quindi il licenziamento sulla chat WhatsApp equivale a tutti gli effetti ad una forma scritta. Inoltre vi è anche la prova che la signora abbia letto il messaggio pertanto ciò conferma l’avvenuta ricezione di esso tramite le spunte blu che compaiono sulla chat.

È proprio il caso di dire che oltre il danno…anche la beffa! Una sentenza che certamente ha fatto discutere parecchie persone e al contempo mette in allerta tantissimi lavoratori. Già da molti anni i Social sono parte integrante della nostra vita, ma di certo nessuno mai si sarebbe aspettato che da ora in poi all’ arrivo di un messaggino, proveranno un po’ di timore ad aprirlo.

Non è la prima volta che una cosa del genere accade. Una storia simile era già successa un paio di anni fa su Facebook, altro celeberrimo social. Ad occuparsi di questo tema in Italia è stato lo studio legale di Marisa Marraffino. In questo caso i dipendenti dell’azienda sono stati licenziati in quanto avevano postato su Facebook dei contenuti che criticavano la loro azienda e anche il loro datore di lavoro.

Anche in queste circostanze la sentenza ha dato ragione all’ azienda. A togliere i dubbi sulla suddetta questione è stato proprio lo studio legale che ha trattato il caso che ha spiegato che la pubblicazione di tali contenuti violavano l’articolo 2.105 del codice civile, secondo il quale viene leso l’obbligo di fedeltà dell’azienda che si instaura nel momento in cui si viene assunti.

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